Mongols, giudice si rifiuta di togliere al club motociclistico il proprio simbolo: “E’ incostituzionale”

di Caterina Galloni
Pubblicato il 3 marzo 2019 7:05 | Ultimo aggiornamento: 1 marzo 2019 18:26
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Mongols, giudice si rifiuta di togliere al club motociclistico il proprio simbolo

ROMA – “Dopo un decennio trascorso in tribunale a contrastare il club motociclistico Mongols e i suoi soci violenti, i PM federali sembravano pronti ad assestare un colpo decisivo, la giuria popolare aveva infatti deciso di togliere ai Mongols il diritto di decorare le giacche di pelle con il simbolo della gang”. Ma a Santa Ana, un giudice ha rifiutato di dar seguito al verdetto e stabilito che togliere il simbolo sarebbe incostituzionale. 

Negando ai Mongols la possibilità di mostrare il logo sulle giacche e altrove, scavalcherebbe il diritto alla libertà di espressione presente nel 1° Emendamento, così come l’8° Emendamento vieta le pene eccessive.

In una severa sentenza di 51 pagine, il giudice David O. Carter ha messo in discussione ciascuna delle argomentazioni dei PM per eliminare il controllo del simbolo che i dirigenti usano per mantenere integra l’immagine e l’appartenenza alla gang. 

Secondo il Los Angeles Time, il giudice in questo modo ha dato una battuta d’arresto alla strategia legale studiata per il caso dai PM, mirata ad applicare le leggi federali sulla confisca, utilizzate per confiscare denaro, case e altri beni materiali, sui diritti astratti associati con un marchio.

Carter ha affermato che il governo era nel pieno diritto di confiscare armi, munizioni e altra merce di contrabbando sequestrate nei raid contro i Mongols.

Paragonando i Mongols a una nave, il giudice ha scritto:”Il governo non sta semplicemente cercando la confisca delle vele. In questo processo gli Stati Uniti stanno tentando … di cambiare il significato della bandiera”.

La richiesta dei pubblici ministeri di togliere i diritti al simbolo poiché parte fondamentale dell’attività criminale del club – un’immagine potente utilizzata per “infondere paura nelle persone” – era molto lontana dal considerevole ostacolo che pone il 1° Emendamento. 

La formazione della gang risale alla fine degli Anni ’60, il simbolo è rappresentato da un’immagine di Gengis Khan con gli occhiali da sole in sella a una moto, sotto il nome del gruppo. Simbolo che è stato la base dell’indentità dei Mongols, e molti appartenenti nel corso degli anni hanno spacciato, sono rimasti coinvolti in episodi violenti.   

Solo chi è stato ammesso all’interno del gruppo è autorizzato a esporre il simbolo sulla giacca. E nel chiuso mondo dei club motociclistici, costruito in gran parte attorno a rivalità e alleanze con altri gruppi, il logo è un segnale inconfondibile per amici e nemici.

Nel 2008, circa 80 membri Mongols sono stati accusati di criminalità organizzata che comprendeva una serie di presunti omicidi, aggressioni e spaccio di droga.

“Siamo felicissimi che il club motociclistico Mongols sia riuscito a vincere questa battaglia del 1° Emendamento, anche per gli altri club”, ha dichiarato Stephen Stubbs, un avvocato dei Mongols.

Fonte: LA Times