Monsanto, risarcimento a giardiniere che si è ammalato di cancro ridotto da 289 a 78mln

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 23 ottobre 2018 12:49 | Ultimo aggiornamento: 23 ottobre 2018 13:25
Monsanto, ridotto il risarcimento al giardiniere che si è ammalato di cancro

Monsanto, ridotto il risarcimento al giardiniere che si è ammalato di cancro (Foto Ansa)

MILANO – Il tribunale di San Francisco ha ridotto da 289 a 78 milioni di dollari il risarcimento da parte della Monsanto a Dewayne Johnson, giardiniere che si è ammalato di tumore dopo l’uso di erbicidi Roundup e Ranger Pro, contenenti glifosato.

Il giudice Suzanne Bolanos ha respinto la richiesta di Monsanto di rifare il processo per insufficienza di prove, confermando il verdetto di colpevolezza per l’azienda, ma ha ridotto drasticamente l’ammenda. 

Lo scorso agosto la Monsanto era stata condannata a versare 289 milioni di dollari a Dewayne Johnson, che dal 2012 al 2016 ha lavorato come giardiniere in varie scuole pubbliche della California e si è ammalato di cancro al sistema linfatico. Per lavoro Johnson doveva spruzzare l’erbicida Monsanto diverse volte al giorno, e questo per anni. 

Dopo la diagnosi di linfoma non-Hodgkin nel 2014 Johnson aveva fatto causa alla Monsanto. In seguito ad un processo durato un mese che aveva visto le testimonianze di molti medici ed esperti di entrambe le parti, i giudici avevano stabilito che il colosso ora passato alla casa farmaceutica tedesca Bayer era responsabile della malattia del giardiniere e avrebbe dovuto essere a conoscenza dei pericoli del prodotto che vendeva. 

La giuria stabilì un risarcimento da 2,3 milioni di dollari per i danni economici e da 37 milioni di dollari per ogni anno di vita (secondo l’aspettativa calcolata nel 2014) che sarebbe stata danneggiata dal glifosato. Oltre a questo i giudici stabilirono 250 milioni di euro di risarcimento punitivo, dal momento che la compagnia avrebbe agito secondo loro “con malizia”.

Il glifosato è l’erbicida più utilizzato al mondo ed è stato classificato come cancerogeno dalla Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro della Organizzazione mondiale della sanità nel 2015.