Morto Abu Daoud, il palestinese che progettò il sequestro degli israeliani a Monaco ’72

Pubblicato il 4 Luglio 2010 8:02 | Ultimo aggiornamento: 4 Luglio 2010 8:19

È morto a Damasco il palestinese Abu Daoud, il “cervello” del sanguinoso sequestro di atleti israeliani ai Giochi olimpici di Monaco ’72. Abu Daoud, 73 anni, il cui vero nome era Mohammed Daoud Oudeh, era membro del Consiglio nazionale palestinese (parlamento) e del Consiglio rivoluzionario del Fatah.

Il corpo è stato inumato nel pomeriggio nel cimitero dei Martiri, nel campo palestinese di Yarmuk, alla periferia sud della capitale siriana. Nella sua autobiografia “Palestina: da Gerusalemme a Monaco”, Abu Daoud aveva riconosciuto interamente la sua responsabilità nell’attacco contro il team israeliano alle Olimpiadi del 1972, pur non partecipando materialmente al raid del commando di “Settembre nero” e alla strage che ne è seguita.

L’autore aveva raccontato la pianificazione del sequestro di ostaggi, costato la vita il 5 settembre del ’72 a 18 persone tra cui 11 atleti e tecnici israeliani. Nel 1999, anno di pubblicazione del libro, Israele proibì ad Abu Daoud di tornare nel territori palestinesi.

In sua difesa, a quell’epoca lui stesso aveva dichiarato all’emittente araba Al-Jazeera: “Eravamo in guerra contro Israele. Il nostro obiettivo non era civile. Avevamo preso di mira degli sportivi che erano in realtà ufficiali e soldati israeliani. In Israele, tutti sono dei riservisti”.

Il raid scattò la notte fra il 4 e il 5 settembre del 1972, alle 4 del mattino: otto terroristi vestiti con tute olimpiche, e con i borsoni carichi di armi, scavalcarono i cancelli del villaggio olimpico di Monaco di Baviera e si diressero verso la palazzina israeliana. Furono visti da un postino, che non si insospettì, ritenendoli atleti di ritorno da qualche locale in città.

L’irruzione nella palazzina degli israeliani durò pochi minuti: furono uccisi Moshe Weinberg, allenatore di lotta greco-romana, e il pesista Joseph Romano che aveva tentato di opporre resistenza; nove furono presi in ostaggio, due fuggirono. Per liberare gli ostaggi, venne chiesta la liberazione di 234 palestinesi detenuti in Israele e dei terroristi tedeschi della banda Baader Meinhof, detenuti in Germania.

La notizia fece il giro del mondo, l’Olimpiade non si fermò. Dopo il “no” di Israele alla liberazione degli ostaggi, i terroristi chiesero un aereo per trasferirsi al Cairo. All’aeroporto la polizia tentò il blitz. Erano le 23. Fu un “inferno di fuoco”: morirono i nove ostaggi israeliani, cinque terroristi, due poliziotti e un pilota. La versione ufficiale non chiarì mai del tutto i dubbi sulla dinamica del blitz.