Myanmar, giornalisti di Reuters condannati a 7 anni di carcere

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 settembre 2018 6:30 | Ultimo aggiornamento: 3 settembre 2018 20:28
Myanmar, giornalisti di Reuters Wa Lone e Kyaw Soe Oo condannati

Myanmar, giornalisti di Reuters condannati a 7 anni di carcere

ROMA – In Myanmar due giornalisti della Reuters sono stati condannati a sette anni di prigione per possesso illegale di documenti ufficiali. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Wa Lone, 32 anni, e Kyaw Soe Oo, 28, che avevano denunciato violenze sui Rohingya, la minoranza musulmana che vive in Birmania, dall’arresto del dicembre scorso sono tuttora detenuti in un carcere a Yangon e il loro caso ha sollevato l’indignazione internazionale.

I due giornalisti si sono dichiarati non colpevoli di aver violato la legge sull’Official Secret Act, un reato punibile con la detenzione fino a 14 anni di carcere. Ma nella sentenza, il giudice Ye Lwin ha sostenuto che Wa Lone e Kyaw Soe Oo “hanno provato molte volte a mettere le mani su documenti segreti e passarli ad altri. Non si sono comportati come normali giornalisti”.

La Reuters ha giudicato la condanna come “un notevole passo indietro” per Myanmar. “Oggi è un giorno triste per la Birmania, per Wa Lone e Kyaw Soe e per l’informazione”, ha dichiarato in una nota il direttore dell’agenzia Reuters, Stephen J. Adler e chiesto a Myanmar di rivedere urgentemente la decisione. I sostenitori della libertà di stampa, le Nazioni Unite, l’Unione europea e paesi, tra cui Stati Uniti, Canada e Australia, avevano chiesto l’assoluzione dei due giornalisti birmani.

I due cronisti stavano indagando sulla morte di 10 Rohingya caduti nelle mani di soldati e abitanti del villaggio buddista a Inn Din, a nord dello stato di Rakhine. Dopo essere stati invitati a una cena da alcuni agenti sono stati arrestati, scrive The Guardian. Kyaw Soe Oo ha raccontato che mentre era indagato è stato privato del sonno, costretto a stare in ginocchio per ore con la testa e il volto completamente coperti da un cappuccio nero.

La scorsa settimana, l’Onu in un documento ha osservato che i generali dell’esercito del Myanmar dovrebbero essere indagati e perseguiti per “gravi violazioni dei diritti umani e gravi violazioni del diritto internazionale umanitario”. Nel report, rifiutato dal governo del Myanmar, la leader de facto Aung San Suu Kyi è stata criticata per non aver sostenuto i Rohingya, 700.000 dei quali sono fuggiti nel Bangladesh a causa delle persecuzioni da parte dell’esercito.