Namibia, la Germania cede i teschi “prova” della superiorità dei bianchi

Pubblicato il 4 Ottobre 2011 18:31 | Ultimo aggiornamento: 4 Ottobre 2011 18:31

WINDHOEK – Circa quattromila persone hanno accolto all’aeroporto di Windhoek, in Namibia, i venti teschi dei popoli Nama ed Herrero rimpatriati da Berlino, dove erano stati portati dalla Germania coloniale nei primi del Novecento. I venti teschi, quattro appartenenti a donne e 16 a uomini, tra cui un bambino di pochi anni, erano stati portati in Germania per “provare” le teorie sulla superiorità dei bianchi.

La folla, composta soprattutto da Herrero e Nama, si è radunata sulla pista di atterraggio dalle prime ore del mattino, sventolando striscioni che davano il “benvenuto agli avi, nostri eroi”.

Quando il volo è atterrato la folla ha iniziato ad esultare. Quindi dall’aereo sono state scaricate due bare, avvolte nella bandiera nazionale della Namibia.

“Il nostro popolo piange i nostri nonni e nonne ritornati nella loro terra”, ha dichiarato il capo herrero, Kuiama Riruako, membro della delegazione di 70 persone andata a Berlino a recuperare i primi venti teschi.

Colonia del Reich prima del 1918, la Namibia, dopo un periodo di occupazione sudafricana, ha ottenuto l’indipendenza a fine anni ’90. Per i namibiani più giovani, i teschi sono solo pezzi da museo, ma non per la generazione dei loro nonni e per il ricordo ancora vivo dei massacri del 1904.

Privati delle loro terre, del loro bestiame e di tutti i mezzi di sussistenza, gli Herrero si erano ribellati, uccidendo 123 civili tedeschi e innescando una guerra senza quartiere che terminò con il loro stermino nel deserto del Kalahari, dove sopravvissero in soli 15mila su 80mila.

Dimenticati negli armadi dell’ospedale universitario della Carità di Berlino e dell’università di Friburgo, i crani ritornarono alla ribalta della cronaca a seguito di un articolo della stampa tedesca. Il governo namibiano li ha immediatamente reclamati e dopo tre anni di trattative è arrivato ad un accordo per il rimpatrio di 300 teschi.