Nave militare Usa salva 40 migranti nel Mediterraneo, ma non ha le celle frigorifere: 12 cadaveri in mare

di redazione Blitz
Pubblicato il 14 giugno 2018 9:15 | Ultimo aggiornamento: 14 giugno 2018 9:15
Nave militare Usa salva 40 migranti nel Mediterraneo, ma non ha le celle frigorifere: 12 cadaveri in mare

Nave militare Usa salva 40 migranti nel Mediterraneo, ma non ha le celle frigorifere: 12 cadaveri in mare (Foto Ansa)

ROMA – Salva quaranta migranti alla deriva nel Mediterraneo centrale, al largo della Libia, ma non ha le celle frigorifere per i cadaveri e abbandona dodici corpi in mare. E adesso cerca invano un porto in cui sbarcare i sopravvissuti. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Martedì 12 giugno la nave militare Us Navy Trenton per la prima volta è intervenuta in un’operazione di soccorso in quello che si sta rivelando uno dei maggiori cimiteri a cielo aperto del mondo.

I militari statunitensi hanno messo in salvo i 40 superstiti trovati in mare, ma non hanno potuto accogliere le persone annegate: non ci sono celle frigorifere a bordo. Ai vivi, invece, sono stati dati viveri e cure mediche, ma il tempo corre e si cerca un porto in cui sbarcarli.

La nave della ong Sea Watch ha fornito assistenza agli americani, ma non ha voluto accogliere i migranti non sapendo poi dove poterli sbarcare, visto il precedente di Aquarius. Il natante americano è intervenuto in base alle leggi del mare, ha soccorso chi era in mare, e solo in un secondo momento ha chiesto a sua volta aiuto per il trasbordo. Ma non è arrivata alcuna soluzione.

Così Trenton e Sea Watch hanno trascorso la notte tra martedì e mercoledì appaiate in mare, e mercoledì la Ong ha ripreso il pattugliamento della zona Sar (Search and rescue), mentre la nave americana resta a vagare in mare con il suo carico di migranti. Duro l’appello della Sea Watch: “E’ inaccettabile che persone che sono state letteralmente raccolte dall’acqua, che hanno visto i loro amici annegare, siano bloccate in mare senza un porto pronto ad accoglierle. Questa è una condanna schiacciante della politica dell’Unione Europea”.