Boris Nemtsov, ribelle della nomenklatura, liberale anti Putin, condanna Obama

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Febbraio 2015 8:55 | Ultimo aggiornamento: 1 Marzo 2015 17:40
Boris Nemtsov

Boris Nemtsov

MOSCA – Leader dell’opposizione russa a Vladimir Putin e già vicepremier liberale sotto l’ala protettrice di Boris Ieltsin, Boris Nemtsov, 55 anni, ucciso a rivolverate venerdì notte, 27 febbraio, da ignoti sicari a pochi passi dalla piazza Rossa a Mosca, è stato un figlio ‘ribelle’ della nomenklatura.

Nato il 9 ottobre del 1959 a Soci – il padre era stato viceministro sovietico dell’edilizia e membro del Pcus e la madre pediatra di fama nell’Urss – Nemtsov studia fisica dal 1976 al 1981. Poi nel 1986, dopo il disastro di Cernobil, organizza un movimento di protesta nell’allora Gorki, per impedire la costruzione di una nuova centrale nella regione.

Sono gli anni della perestroika di Mikhail Gorbaciov. Nello stesso anno si propone come candidato indipendente per le elezioni del Soviet dei Deputati del Popolo, ma la commissione elettorale locale glielo impedisce.

Nel 1989 ci riprova. Il suo programma prevede una serie di riforme, radicali per l’epoca, con idee a sostegno di una democrazia multipartitica e dell’impresa privata. Non viene eletto, ma si ripresenta nel 1990 alle elezioni del Soviet Supremo della Repubblica Russa e questa volta ha la meglio sugli altri candidati, sfidando il listone comunista.

In Parlamento si unisce alla Coalizione Riformista ieltsiniana. Entra a far parte del comitato legislativo, che si occupa delle riforme agricole e della liberalizzazione del commercio estero. In quel periodo, viene ‘adottato’ da Ieltsin quasi come un figlio politico. Nel 1991, durante il tentato colpo di Stato dei nostalgici, Nemtsov resta al fianco di Boris Ieltsin nella resistenza. Nello stesso anno viene ‘ricompensato’ con la nomina a rappresentante plenipotenziario del presidente della Federazione Russa nella regione di Nizhni Novgorod. In seguito diventa governatore ed è rieletto nel 1995.

Il suo incarico è segnato da un programma di riforme liberali che si traducono in una significativa crescita economica e gli valgono le lodi di Margaret Thatcher. Nel marzo 1997, Nemtsov è nominato primo vicepremier della Russia, con il compito di riformare il settore energetico. In questo periodo conta su un buon appoggio popolare e sembra essere un potenziale candidato presidente per il 2000. Tuttavia, la sua carriera politica subisce un brusco stop nell’agosto 1998 per la crisi economica che investe la Russia e travolge il rublo.

Nell’agosto 1999, prova a rilanciarsi fra i cofondatori dell’Unione delle Forze di Destra, una rinnovata coalizione di forze democratico-liberali che riceve quasi 6 milioni di voti, pari all’8,6%, alle elezioni parlamentari del dicembre dello stesso anno. Ma è un successo parziale ed effimero. Poi inizia la stagione dell’opposizione a Vladimir Putin, inflessibile su tutti i dossier più importanti: dalla questione cecena al recente conflitto in Ucraina. Fino alla morte violenta, a poche decine di metri dal Cremlino.

“Gli Stati Uniti condannano il brutale assassinio di Boris Nemtsov, e chiedono al governo russo un’indagine imparziale e trasparente” per “portare coloro che ne sono responsabili davanti alla giustizia”. Lo ha affermato il presidente Barack Obama in una nota diffusa dalla Casa Bianca. “Ho ammirato la coraggiosa dedizione di Nemtsov alla lotta contro la corruzione in Russia e la sua volonta’ di scambiare il suo punto di vista con me quando ci siamo incontrati a Mosca nel 2009”, ha ricordato inoltre Obama.