Nicaragua, giornalista Angel Gahona ucciso in diretta Facebook mentre riprendeva le proteste

di redazione Blitz
Pubblicato il 23 aprile 2018 12:38 | Ultimo aggiornamento: 23 aprile 2018 12:38
Nicaragua, giornalista Angel Gahona ucciso in diretta Facebook mentre riprendeva le proteste

Nicaragua, giornalista Angel Gahona ucciso in diretta Facebook mentre riprendeva le proteste

MANAGUA – C’è anche un giornalista tra i 25 morti ammazzati durante le proteste che da giorni stanno scuotendo il Nicaragua, proteste seguite alla riforma delle pensioni voluta da Daniel Ortega, che alla fine ha ceduto e l’ha ritirata.

Angel Gahona stava riprendendo gli scontri nella cittadina costiera di Bluefields quando è stato colpito a morte al petto. La scena è stata a sua volta ripresa da qualcun altro che lo seguiva e stava riprendendo le proteste in diretta Facebook.
Ortega da venerdì ha deciso di schierare l’esercito a Esteli, uno dei centri-fulcro della rivolta, e nella capitale Managua. Ma di fronte al rischio di una escalation incontrollabile della rivolta, in un messaggio alla nazione, ha revocato la riforma, annunciando di voler aprire un dialogo per uscire dalla crisi.

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I manifestanti si oppongono alla riforma delle pensioni, che prevede una riduzione degli assegni sociali del 5% a fronte di un incremento dei contributi chiesti tanto ai lavoratori quanto alle imprese. Una riforma dettata, secondo il presidente Ortega, dalla necessità di salvare l’Istituto per la previdenza sociale (Inss), che sottrarrà almeno 200 milioni di dollari alle imprese, con forti rischi per l’occupazione.

Iniziata spontaneamente mercoledì sera in un centro commerciale di Managua, la protesta è aumentata durante i giorni seguenti, raccogliendo folle sempre più grandi e un’intensità crescente, con la dura repressione delle forze di sicurezza.

Sabato la risposta del governo è arrivata poche ore dopo che la dirigenza economica ha respinto il dialogo offerto dal presidente e ha chiesto la cessazione della repressione e il rispetto del diritto di manifestare dei nicaraguensi.

Ma le violenze sono aumentate: folle di oppositori si sono radunate notte e giorno nelle strade di Managua, e non solo. I 25 morti sono ancora una cifra ufficiosa (i media governativi ne ammettono solo 10), diffusa dal gruppo Cenidh che si batte per i diritti umani in Nicaragua. Secondo gruppi per i diritti umani, oltre ai 25 morti, almeno altri 67 manifestanti sono rimasti feriti da proiettili veri o di gomma, altri pestati dai paramilitari della Gioventù Sandinista.

Testimoni parlano di cecchini appostati sullo stadio di Managua, di giornalisti pestati. Di sicuro la polizia ha caricato usando i lacrimogeni contro i manifestanti che lanciavano pietre, hanno eretto barricate e dato alle fiamme uffici governativi a Leon.