Niloofar Rahmani, la prima pilota militare afgana ottiene asilo negli Usa dopo essere stata minacciata

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 maggio 2018 6:39 | Ultimo aggiornamento: 3 maggio 2018 17:43
Niloofar Rahmani, la prima pilota militare afgana ottiene asilo negli Usa dopo essere stata minacciata

Niloofar Rahmani, la prima pilota militare afgana ottiene asilo negli Usa dopo essere stata minacciata

KABUL, AFGHANISTAN – Dopo le minacce di morte, Niloofar Rahmani, prima pilota militare afgana, ha ottenuto asilo negli USA. La 27enne top gun è diventata il simbolo dell’emancipazione femminile durante la guerra in Afghanistan e nel 2015, ha lasciato il Paese per un addestramento negli Stati Uniti e per sfuggire alle minacce di morte rivolte a lei e alla famiglia.

Le forze armate statunitensi hanno mandato Rahmani in America e pagato l’addestramento ma ora le autorità USA hanno deciso che è troppo pericoloso tornare in Afghanistan, come riferito dal Wall Street Journal.
“Sono felice e grata a tutte le persone che hanno reso possibile la concessione d’asilo. Ora ciò che voglio è tornare a volare”, ha detto Rahmani parlando al telefono dagli USA.
A 18 anni si era arruolata nell’esercito afghano, con la speranza di realizzare il sogno della vita e diventare pilota.

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La coalizione militare guidata dagli Stati Uniti la considerò come esempio di ciò che le donne afgane possono ottenere sotto il governo appoggiato dall’occidente a Kabul, scrive The Express Tribune.
Nonostante ciò, sono arrivati dei pesanti limiti: in un paese profondamente conservatore, gli sforzi compiuti dagli USA erano spesso in contrasto con la cultura locale. Una volta diventata pilota, nel 2013, Rahmani è diventata una figura pubblica e hanno avuto inizio le minacce di morte.

Che una donna afgana desiderasse mettersi alla guida di un aereo da guerra non era accettabile per gli insorti, per molti funzionari del governo di Kabul, che in più occasioni le hanno rivolto parole di biasimo, e per i parenti che consideravano vergognosa la sua scelta e volevano punirla per vendicare l’onore della famiglia.
I genitori e i fratelli, che avevano sostenuto la sua scelta professionale, affrontando anche minacce, erano stati costretti a nascondersi; il fratello maggiore si salvò per un pelo da due tentativi di omicidio.
Mohammad Radmanish, portavoce del ministero della Difesa afghano, ha dichiarato:”Come persona, ha diritto di vivere dove vuole”, rifiutando altri commenti.
La famiglia della top gun rimane in Afghanistan, tranne una sorella che di recente si è trasferita negli Stati Uniti poiché ha sposato un afgano che vive in America.
In Afghanistan, i familiari più stretti temono per la loro vita e continuano a nascondersi.