No Covid made in Usa muoiono dicendo “non è Covid”

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 18 Novembre 2020 12:32 | Ultimo aggiornamento: 18 Novembre 2020 12:32
Coronavirus No Covid made in Usa muoiono dicendo "non è Covid"

No Covid made in Usa muoiono dicendo “non è Covid” (nella foto Ansa, un comizio di Trump con molte persone senza mascherina)

L’epidemia di Coronavirus continua a dilagare negli Usa e ora le zone più colpite sono gli stati centrali. Quelli meno popolosi e da sempre scettici nei confronti del virus.

Più contagi e morti, in proporzione, che nelle grandi città. Ma anche tra chi si ammala, tra chi è in terapia intensiva in questi Stati c’è chi non crede al Sars-CoV2 e morente domanda: “Dottore mi dica la verità, che malattia ho?”. No Covid negli Usa, dal morire soli al morire increduli.

Morire da soli

Andarsene da soli, senza il conforto di parenti, familiari e amici. Morire senza una carezza e senza un saluto. Nel racconto della prima ondata come della seconda, uno degli aspetti più duri, difficili da affrontare è stato quello della solitudine obbligata di chi si ammala.

Dai bambini costretti nelle loro stanze senza amici e con genitori dall’altro lato della porta, sino ai casi più gravi, a chi è morto vedendo per l’ultima volta i suoi attraverso lo smartphone di un infermiere gentile. In America, negli Stati Uniti, nella ‘pancia’ di quella grandissima nazione, cioè nelle zone rurali, negli stati centrali e meno popolosi, infermieri e medici sono alle prese con un altro risvolto di questa pandemia.

USA: la pandemia dei No Covid

Diverso ma per alcuni aspetti non meno drammatico. Lo scetticismo, il negazionismo inossidabile che arriva sin sul letto di morte. Gli Stati più colpiti dal contagio sono oggi in America quelli che sinora sembravano stati risparmiati.

E questa è una delle ragioni dello scetticismo ampio e diffuso in queste regioni. Lì si sono fatti sentire più i problemi economici che quelli sanitari, nessuno o quasi ha avuto casi in famiglia, o tra amici e parenti. Il virus era una cosa lontana.

Stati, quelli coinvolti ora, tradizionalmente repubblicani (se avete presente l’ultima cartina elettorale americana, la ‘pancia’ degli Usa è quella tutta rossa) dove indossare la mascherina era vissuto come un atto da signorine, sull’esempio di Trump. La somma delle due cose ha dato vita allo zoccolo duro dello scetticismo e del negazionismo.

Il negazionismo che resiste alla malattia

Così duro da resistere anche alla prova della malattia. “La cosa più tragica è vederli morire increduli: continuano a dire che il Coronavirus non esiste anche mentre li sta uccidendo. Le loro ultime parole a volte sono: dimmi la verità, che malattia ho?”.

Il racconto non è immaginario, ma reale, è lo sfogo di Jodi Doering, infermiera di un ospedale del South Dakota, arrivato sugli schermi dei network televisivi dopo essere diventato virale sui social media. Ma storie come questa, di negazione e a volte anche di ostilità nei confronti del personale sanitario con medici e infermieri aggrediti verbalmente e non, sono ormai cronaca quotidiana.

Questo mentre in molte contee tornano i famigerati camion frigoriferi usati per accatastare cadaveri che le sopraffollate sale mortuarie degli ospedali non riescono a smaltire, mentre anche gli ospedali delle grandi città, meglio attrezzati e con una capienza maggiore, si avvicinano al collasso e il personale sanitario è esausto.