Obama fa guerra al cyber-terrorismo: prepara il “pulsante spegni internet”

Pubblicato il 28 Giugno 2010 15:38 | Ultimo aggiornamento: 28 Giugno 2010 15:38

Barack Obama

Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, dichiara guerra al cyber-terrorismo e si prepara a istituire, per legge, un sistema che possa funzionare da “pulsante spegni internet”, ovvero un modo per far sì che la Casa Bianca, in situazioni di particolare pericolo, possa “spegnere” internet per un massimo di 120 giorni (oltre i quali serve il permesso del Congresso). Molti l’hanno ribattezzata “Internet Kill Switch”, l’interruttore ammazza Internet, o Kill Bill. Si tratta del provvedimento sulla Protezione del cyberspazio come risorsa nazionale (Protecting Cyberspace as a National Asset Act) appena approvato dalla Commissione per la sicurezza nazionale e gli affari governativi del Senato Usa, e pronta per il sì dell’assemblea.

Un’idea nata alla luce dell’attacco subito da Google america nel dicembre scorso da parte di hacker di probabile origine cinese. Una proposta di legge, fatta dal senatore indipendente filo-democratico Joe Liberman, in imitazione dei metodi cinesi dove il governo può “disconnettere parti di Internet in tempo di guerra”.

In sostanza la “Kill Bill” dà il potere a Obama si adottare “misure di emergenza a breve termine” per proteggere la rete Internet nazionale e le infrastrutture collegate da eventuali attacchi, virtuali e non. E non solo. Il Presidente potrà anche chiedere alle varie aziende del settore (fornitori di connettività, i motori di ricerca, ma anche case produttrici di software e hardware) di staccare la spina, sospendendo le connessioni per un limite massimo di 120 giorni.

Ovviamente la proposta di legge ha destato subito le polemiche tra i sostenitori della libertà di rete. L’American Civil Liberties Union e il Center for Democracy & Technologies, ad esempio, hanno inviato una lettera pubblica al Senato, in cui chiedono proprio di specificare cosa s’intende per infrastrutture critiche e per misure d’emergenza. In sostanza si chiede che “la legislazione sulla cybersicurezza non deve erodere i nostri diritti”. E che dunque “le misure d’emergenza prese non devono, senza fondati motivi, interrompere le comunicazioni Internet”.