“Odio etnico e razziale verso i rom”, Letizia Moratti denunciata per gli sgomberi a Milano

Francesco Salvatore*
Pubblicato il 10 Novembre 2010 13:08 | Ultimo aggiornamento: 10 Novembre 2010 13:08

Gli sgomberi dei campi rom sono dei provvedimenti di persecuzione razziale. Questo è il significato della denuncia presentata da un gruppo di 39 rappresentanti del mondo politico e culturale milanese nei confronti del sindaco di Milano Letizia Moratti e del vicesindaco Riccardo De Corato per i ripetuti sgomberi dei campi rom nel capoluogo lombardo.

I reati ipotizzati sono l’abuso d’ufficio e l’interruzione del pubblico servizio con l’aggravante di averli commessi per odio etnico e razziale. A firmare l’esposto sono, fra gli altri, Vittorio Agnoletto e i volontari del gruppo di sostegno Forlanini. Nella denuncia si parla di oltre 360 sgomberi e si lamenta il fatto che siano stati fatti “senza alcuna alternativa abitativa”. Secondo i promotori “Letizia Moratti e Riccardo De Corato hanno fatto una scelta di persecuzione nei confronti dei rom, da oggi nostri vicini europei”.

Il sindaco di Milano Letizia Moratti

I 39 rappresentanti ritengono che il Comune milanese abbia speso in modo sproporzionato i fondi messi a disposizione: “Nell’agosto del 2008 – si legge nell’esposto – il Comune ha ricevuto oltre 13 milioni dal fondo per la sicurezza urbana e la tutela dell’ordine pubblico del ministero dell’Interno.

Il finanziamento è stato ottenuto sulla base di un progetto avente per titolo ‘Diversi campi e insediamenti nel territorio comunale: riqualificazione, messa in sicurezza, alleggerimento delle aree adibite a campi nomadi, integrazione sociale e lavorativa’.

Già nel progetto è evidente la sproporzione macroscopica nell’utilizzo di tali fondi: degli oltre 13 milioni di euro stanziati, ben 11 sono già stati usati o verranno destinati ad attività della cosiddetta sicurezza,vale a dire sgomberi, misure di controllo e segregazione delle famiglie che vivono nei campi, mentre solo 2 milioni sono stati destinati ai percorsi di integrazione sociale e lavorativa”.

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