Mullah Omar: la leggenda dell’uomo invisibile, da resistenza ai russi a sfida agli Usa

Pubblicato il 6 luglio 2010 14:20 | Ultimo aggiornamento: 20 febbraio 2015 14:07

 

Mullah Omar: la leggenda dell'uomo invisibile, da resistenza ai russi a sfida agli Usa

Mullah Omar: la leggenda dell’uomo invisibile, da resistenza ai russi a sfida agli Usa

Tra la dichiarazione della tv pakistana e la smentita dei talebani la notizia della cattura del mullah Mohammed Omar ha suscitato molto clamore, e per l’ennesima volta il mistero avvolge una figura fantasmatica, un combattente di cui si sa poco o null e del quale circola un’unica foto vecchia e ingiallita. La sua riservatezza e la sua astuzia l’hanno portato ad essere praticamente invisibile e per molti afghani non è altro che un nome.

Anche la sua biografia è incerta, si suppone che sia nato nel 1959 a Nodeh, villaggio vicino Kandahar, da una famiglia appartenente al gruppo etnico dei Pashtun, e che la sua formazione culturale sia avvenuta in una scuola islamica a Quetta, in Pakista. Non si sa quando divenne mullah di una città nei pressi di Kandahar. Chi lo ha conosciuto lo descrive come un uomo alto e snello, con barba nera e testa avvolta in un turbante.

Negli anni ’80 combatté con i mujahideen Harakat-i Inqilab-i Islami contro i Sovietici che avevano invaso l’Afghanistan, e durante gli scontri fu ferito quattro volte e perse l’occhio destro. Dopo il ritiro dei russi Omar divenne la guida spirituale e politica dei talebani (studenti di dio), che al suo seguito presero il potere nel paese. Per il suo carisma e la sua forza fu soprannomianto dai suoi uomini Amir al-Mu’minin (capo dei fedeli, il grande Re dell’Islam), e nel 1997 istituì l’“Emirato islamico dell’Afghanistan”, pur decidendo di non muoversi da Kandahar.

La sua latitanza cominciò nel 2001, quando gli Stati Uniti d’America dichiararono guerra all’Afghanistan alla ricerca di un altro latitante, Osama Bin Laden, che Omar si rifiutava di consegnare. Da allora di lui non si è saputo più nulla, fino al 2004, quando rilasciò un intervista telefonica a Mohammad Shehzad, giornalista di Islamabad, in cui affermava che Bin Laden era vivo e stava bene. Su di lui, fra i massimi ricercati dell’intero pianeta, pendeva un a taglia di 25 milioni di dollari.

Il 16 febbraio 2010 viene annunciata dalle forze della coalizione internazionale la cattura a Karachi ad opera della CIA e dei servizi segreti pachistani del suo vice, il capo militare dei talebani Mullah Abdul Ghani Baradar. L’interrogatorio di quest’ultimo avrebbe permesso la cattura di altri 3 capi talebani tra cui Mulvi Kabir e il Mullah Abdul Kabir, tra i dieci capi talebani maggiormente ricercati e catturati in Pakistan qualche giorno dopo. Ed è proprio grazie ad altre informazioni raccolte che si pensa che a marzo 2010 il mullah Omar sia stato catturato dall’intelligence americana, sebbene non ci sia sta ancora un’ufficializzazione.