Sophie Sergie violentata e uccisa 25 anni fa: il presunto killer trovato grazie al Dna della zia

di redazione Blitz
Pubblicato il 21 febbraio 2019 6:18 | Ultimo aggiornamento: 20 febbraio 2019 20:39
Sophie Sergie violentata e uccisa 25 anni fa: il presunto killer trovato grazie al Dna della zia

Sophie Sergie violentata e uccisa 25 anni fa: il presunto killer trovato grazie al Dna della zia

PORTLAND – Per venticinque anni il 44enne Steven Downs, accusato di aver ucciso nel 1993 Sophie Sergie, era riuscito a farla franca. Ma prima o poi la giustizia presenta il conto e grazie a un test del Dna è stato arrestato a Portland, nel Maine.

In tribunale sono emersi i dettagli del brutale omicidio della studentessa che all’epoca frequentava l’University of Alaska a Fairbanks. Presente la madre Elena che aspettava la notizia dell’arresto da 25 anni e che è trasalita quando le autorità hanno ricordato quanto tempo fosse passato dalla sconvolgente scoperta del corpo della figlia in una vasca da bagno del dormitorio dell’università: quasi 26 anni, sei in più dell’età di Sophie al momento dell’omicidio, scrive il Washington Post.

Il delitto era considerato un cold case fino a quando le autorità hanno annunciato che la mappatura del Dna combaciava geneticamente con Steven Downs, 44 anni, infermiere ad Auburn, nel Maine. Downs è stato accusato di violenza sessuale e omicidio, nel Maine è inoltre reo di essere un fuggiasco, come affermato dal sergente Tim Lajoie del dipartimento dello sceriffo della Contea di Androscoggin. Downs non aveva un avvocato difensore, ha detto Lajoie, e dopo la sentenza nel Maine sarà estradato in Alaska. 

Sophie Sergie, che aspirava a diventare una biologa marino, era una studentessa dell’Università dell’Alaska a Fairbanks, ma lasciò gli studi per risparmiare denaro e curare i denti. All’epoca da Pitkas Point prese tre voli per Fairbanks per recarsi dal dentista. L’amica Shirley Wasuli la ospitò per una notte nella sua stanza del dormitorio femminile di Bartlett Hall, con fidanzato al seguito. Mangiarono insieme una pizza e poi Sergie uscì a fumare una sigaretta: faceva freddo e Wasuli le suggerì di mettersi davanti alla ventola del bagno così da disperdere il fumo.

All’una e mezza di notte Sergie non era tornata. Wasuli le aveva lasciato un biglietto sulla porta, spiegando che lei e il fidanzato erano andati in un altro dormitorio. La mattina dopo, l’amica trovò il biglietto ancora sulla porta, il letto intatto. Aveva chiamato l’ortodontista ma Sergie non era arrivata all’appuntamento.

A trovare il corpo di Sophie in una vasca da bagno furono i bidelli dell’università: indossava il maglione, calzini, scarpe e i pantaloni erano semischiusi. Era stata violentata, accoltellata al viso e colpita alla nuca con un’arma calibro 22. La polizia aveva recuperato il Dna del sospetto dal corpo di Sergie ma in Alaska all’epoca non era stato ancora introdotto il test del Dna. Nel 2000 fu uploadato il profilo Dna di un maschio ma non corrispondeva a nessuno presente nel database dell’Fbi.

Il caso è rimasto irrisolto per anni. Nel 2010, un investigatore di cold cases ha cercato di intervistare nuovamente chiunque all’epoca vivesse a Bartlett Hall ma l’omicidio rimase avvolto nel mistero. Finalmente, il 18 dicembre, un genealogista forense ha redatto un rapporto, confrontando il materiale genetico del sospetto con i potenziali parenti. Dalla ricerca è emerso il Dna di una donna, una zia di Downs e a quel punto gli investigatori hanno trovato il collegamento.

La polizia del Maine si è recata a casa di Downs che ha negato di conoscere la ragazza, vista solo sui manifesti del campus. Il giorno successivo dopo la prova del tampone nella guancia è stato finalmente arrestato.