Oms, le carte segrete: “La Cina non ci dice la verità sul virus, nasconde i dati”. Scoop Associated Press

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Giugno 2020 12:00 | Ultimo aggiornamento: 3 Giugno 2020 12:00
Oms, le carte segrete: "La Cina non ci dice la verità sul virus, nasconde i dati". Scoop Associated Press

Oms, le carte segrete accusano la Cina (nella foto Ansa il presidente Ghebreyesus)

ROMA – La Cina respinge le accuse sui ritardi nelle comunicazioni allOms nelle fasi iniziali della pandemia del Covid-19. 

“Non so da dove vengano questi ‘documenti interni’, ma le storie collegate sono del tutto inconsistenti rispetto ai fatti”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian, sull’inchiesta della Associated Press secondo cui Pechino ritardò la comunicazione dei dati sul coronavirus e in alcuni casi li nascose addirittura, provocando grande frustrazione tra i ranghi dell’agenzia di Ginevra.

Lo scoop della Associated Press

Le rivelazioni arrivano dopo che il presidente cinese Xi Jinping ha ribadito la tempestività delle informazioni fornite all’Oms e dopo il taglio dei fondi all’organizzazione da parte di Donald Trump, che l’ha accusata di essere collusa con Pechino nell’aver nascosto l’estensione dell’epidemia.

Non ha ragione Trump, ma Xi Jinping non ha detto la verità

Le nuove informazioni non supportano nessuna delle due posizioni ma dipingono un’agenzia che stava tentando urgentemente di sollecitare più dati.

Benché le leggi internazionali obblighino i Paesi a riportare all’Oms informazioni che potrebbero avere un’impatto sulla salute pubblica, l’Organizzazione mondiale della sanità non ha poteri coercitivi e deve affidarsi alla cooperazione degli stati membri.

Oms all’oscuro, cercò con le buone di convincere Pechino a parlare

Secondo l’indagine dell’Ap, l’agenzia Onu più che tramare con la Cina è stata tenuta lungamente al buio, con Pechino che forniva solo le minime informazioni richieste.

Ma l’Oms tentò di presentare il Dragone nel migliore dei modi, molto probabilmente per convincerlo a condividere più dettagli sul virus senza irritare le autorità e mettere a rischio gli scienziati cinesi.

Il 2 gennaio virus già codificato, il 30 Oms dichiara la pandemia

Tuttavia da quando il virus fu decodificato per la prima volta il 2 gennaio a quando l’Oms dichiarò la pandemia il 30 gennaio la diffusione dell’epidemia crebbe da 100 a 200 volte, ritardando la possibilità di contenere il virus, di studiare cure e sperimentare vaccini.

“Ora siamo ad una fase in cui ci stanno dando i dati 15 minuti prima che appaiano su Cctv”, si lamentò in un incontro il massimo rappresentante dell’Oms in Cina, Gauden Galea, riferendosi alla tv statale cinese.

Cronologia dei ritardi e delle censure cinesi

Dalla cronologia degli eventi ricostruita dall’Ap, Pechino lasciò passare almeno 9 giorni dopo che tre differenti laboratori governativi avevano mappato completamente il virus.

E il governo cinese pubblicò il genoma solo il 12 gennaio, il giorno dopo che un laboratorio di Shangai aveva diffuso il suo sequenziamento sul sito virological.org, usato dai ricercatori per scambiarsi suggerimenti sui patogeni.

Il 20 gennaio le autorità di Pechino ammonirono che il virus si trasmetteva tra persone e l’Oms inviò un piccolo team a Wuhan, ma una commissione di esperti indipendenti decise di non raccomandare la pandemia.

Quest’ultima fu proclamata solo il 30 gennaio, dopo un inusuale viaggio a Pechino del direttore generale dell’agenzia Tedros Adhanom Ghebreyesus, che ringraziò profusamente la Cina senza evocare le frustrazioni precedenti. (fonti Associated Press Ansa)