Oscar Pistorius, la sentenza. Giudice verso l’omicidio colposo

di redazione Blitz
Pubblicato il 11 settembre 2014 11:18 | Ultimo aggiornamento: 11 settembre 2014 14:47
Oscar Pistorius, la sentenza. Il giudice: "Non considero la relazione con Reeva"

Oscar Pistorius, la sentenza. Il giudice: “Non considero la relazione con Reeva”

PRETORIA – Non ci fu premeditazione. E l’omicidio colposo è “un’ipotesi pertinente”.

E’ una lunga maratona la lettura della sentenza del giudice Thokozile Masipa su Oscar Pistorius. Una maratona che potrebbe concludersi con un verdetto inaspettato: l’omicidio colposo. Lo preannunciano le parole del giudice, giovedì, prima di riaggiornare l’udienza a venerdì mattina:

Oscar Pistorius, nello sparare a Reeva Steenkamp attraverso la porta del bagno, pur pensando che si trattasse di un intruso “ha agito in modo affrettato e la sua condotta è stata negligente” con un uso “eccessivo” della forza.

La giudice in aula ha ripercorso minuziosamente, confrontando le tesi di accusa e difesa, le testimonianze e la versione di Pistorius, come è andata e cosa è successo la notte del 14 febbraio 2013 quando la modella Reeva Steenkamp trovò la morte per mano del fidanzato Oscar Pistorius.

Thokozile Masipa ha detto che nella sua decisione non ha tenuto conto dello stato della relazione amorosa tra Pistorius e Reeva. Litigavano? Erano ai ferri corti? Al contrario si amavano, come la difesa ha voluto dimostrare portando il testo degli sms in aula? “Le relazioni sono dinamiche e mutevoli. E per questo imprevedibili”, ha detto la giudice intendendo che ha dato valore alle risultanze scientifiche e ad elementi certi nella formulazione del giudizio.

Il punto cruciale del processo verte sulla volontarietà o meno di Pistorius di uccidere la fidanzata quella notte. L’unico cenno a questo riguardo dato dalla giudice finora sta nel fatto che, a suo dire, Pistorius non può aver “sparato senza pensare contro la porta del bagno dove credeva ci fossero degli intrusi pronti a ucciderlo” se allo stesso tempo ha dichiarato di aver “sparato contro la porta all’altezza del petto del presunto aggressore”.

In altre parole, la volontà di uccidere era talmente precisa, come dimostra la scelta di puntare l’arma all’altezza presunta del cuore del presunto aggressore dietro la porta, che difficilmente può passare la tesa della difesa di un Pistorius terrorizzato che, sicuro di aver sentito degli intrusi barricati in bagno, ha sparato senza nemmeno pensare.

Allo stesso tempo la giudice sembra dar credito al racconto di Pistorius che disse che quella notte, sicuro che Reeva fosse a letto, aveva sparato contro la porta certo che dietro ci fosse un aggressore.