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Osman Matammud: il torturatore somalo di migranti ha ucciso almeno 13 persone, non 4

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Osman Matammud: il torturatore somalo di migranti ha ucciso almeno 13 persone, non 4

MILANO – Sono “almeno 13” e non quattro le persone torturate e uccise da Osman Matammud, detto Ismail, il torturatore somalo che lo scorso 10 ottobre è stato condannato all’ergastolo con isolamento diurno per tre anni, con l’accusa di avere ucciso, stuprato e torturato decine di migranti sequestrati nel campo libico di Bani Whalid. Lo scrive la Corte d’Assise di Milano nelle motivazioni della sentenza con cui si chiarisce il numero di omicidi commessi.

Omicidi che per il pm Marcello Tatangelo inizialmente erano quattro ma che poi, da quanto è emerso al processo, sono saliti a un numero che non è stato possibile definire con esattezza. I giudici, oltre a far luce sui delitti, hanno parlato di “deliberata crudeltà” del giovane responsabile, oltre che degli omicidi, di violenze sessuali nei confronti di “decine di donne” (di cui alcune minorenni) e di punizioni “dolorose e umilianti”. Fatti questi di “estrema gravità” che per la Corte non possono essere giustificati, come ha sostenuto la difesa, dalle “sue drammatiche esperienze”.

Osman Matammud, scrivono i giudici, ha agito “per fare più male possibile” alle decine di suoi prigionieri del campo libico di Bani Whalid. La Corte sottolinea che la morte dei migranti nel campo di detenzione in Libia non rappresentava per Matammud “alcuno svantaggio, ed anzi veniva da lui utilizzata come monito e pressione sugli altri reclusi”, in attesa di ricevere il denaro per pagare il barcone che li avrebbe portati in Europa.

La sentenza ricostruisce, poi, le violenze compiute dal 22enne nei confronti di due prigionieri, “picchiati dall’imputato con una spranga di ferro fino a che avevano iniziato a rantolare, e poi ancora fuori dal capannone fino a quando non erano cessate le urla”. Della loro morte, si legge, è responsabile Matammud in quando “l’azione lesiva” del suo comportamento era tale “da rendere “prevedibile e voluto il decesso delle vittime”.

 

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