Paesi emergenti: Kyoto non è negoziabile. Scoop di Le Monde

Pubblicato il 10 Dicembre 2009 13:38 | Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre 2009 13:38

I paesi emergenti non disotterrano l’ ascia di guerra e non si lasceranno imporre nulla dai paesi ricchi nel vertice di Copenhagen, dove si discute il futuro del clima, in una situazione di grande tensione. Le Monde è venuto in possesso del documento che i paesi  in via di sviluppo, coordinati dalla Cina, con India, Brasile, Africa del Sud e Sudan ( paese che oggi presiede il G77 nell’Onu) hanno elaborato in gran segreto. Il testo esprime in termini finali le aspirazioni sul tema del clima dalla parte dei paesi che devono contemperare le loro ansie di crescita con le limitazioni alla emissione di C02, che i paesi già sviluppati hanno preparato e messo in discussione per salvare il futuro del pianeta.

Nel documento ci si oppone duramente al testo guida del vertice, preparato dal G77 e si raccolgono le obiezioni che un summit segreto del 27- 28 novembre ha raccolto in Cina, tra i paesi emergenti. Il testo formulato in  termini ultimativi salva ancora il protocollo di Kyoto oltre alla data del 2012, dopo la quale, secondo i paesi forti, dovrebbe decadere.

Come dire che le misure delle emissioni di Co2 devono restare in quel regime per i paesi in via di sviluppo. La parola d’ordine del documento riservato è che la priorità sono lo sviluppo economico e lo sradicamento della povertà e che questo obiettivo va perseguito per primo, ammettendo, però, che l’aumento della temperatura globale non dovrà superare i due gradi centigradi. Chi si è già impegnato nel protocollo di Kyoto dovrà prevedere un secondo periodo di limitazioni forti, almeno fino al 2017-2020. Per chi non ha firmato Kyoto, e cioè gli Usa , «le limitazione delle emissioni dovranno essere proporzionate agli obiettivi».

I paesi non sviluppati chiedono un “quadro istituzionale specifico”  da adattare ai paesi insulari e ai paesi più poveri e all’Africa. Si sottolineano, cioè, le differenze, anche all’interno del G77, che raduna i paesi in via di sviluppo. L’ambasciatore cinese Yu Qingtai ha dichiarato che il documento dei paesi non sviluppati non è un atto di guerra, ma una base per discutere.