Pakistan, agenzia Fides: almeno altre 15 cristiane in carcere per blasfemia

Pubblicato il 15 Novembre 2010 19:41 | Ultimo aggiornamento: 15 Novembre 2010 19:41

Asia Bibi, la donna condannata a morte per blasfemia in Pakistan, non è la sola a vivere questa terribile situazione. Secondo quanto l’agenzia Fides apprende dalla ‘Commissione Giustizia e Pace’, sono 15 le donne cristiane accusate e messe in carcere fra il 1987 e il 2010 (a cui si aggiungono una donna musulmana e una indù), ma molti casi sfuggono al conteggio. Ecco alcune fra le storie più eclatanti riferite all’Agenzia Fides:

– Agosto 2010: Rubina Bibi e suo figlio di un anno e mezzo vengono rilasciati da un carcere a Gujranwala, in Punjab. La donna era stata incarcerata in base a una falsa testimonianza

– Luglio 2010: l’Alta corte di Lahore ordina il rilascio, dopo 14 anni, di una donna accusata di blasfemia: la 60enne Zaibul Nisa stata rinchiusa senza processo e senza prove nel braccio malati mentali della prigione locale dal 1996.

– E’ ancora in carcere Martha Bibi Masih, sposata e madre di 6 figli, del villaggio di Kot Nanka Singh, in Punjab, arrestata il 23 gennaio 2007. Aveva chiesto agli operai di un cantiere edile per la costruzione di una moschea nei pressi della sua abitazione, la restituzione di materiale che non le era stato pagato. L’imam si rifiutò di pagarla e l’accusò di blasfemia. Rilasciata dopo il pagamento di una cauzione di 100mila rupie (circa 1200 dollari), è stata di nuovo arrestata.

5 x 1000

– Agosto 2009: un gruppo di musulmani attacca la casa di Akhtari Malkani, anziana donna cristiana del distretto di Sanghar, nella provincia del Sindh.

– Febbraio 2009: 2 ragazze cristiane, Amara e Sitara, studentesse di infermieristica al Fatima Memorial Hospital di Lahore, sono accusate di dissacrare versi del Corano da alcune studentesse musulmane. E sono costrette a lasciare la scuola. A questi si aggiungono i casi di alcune ragazze del ‘Pakistan Institute of Medical Science’ accusate nel maggio 2007; quello di Naseem Bibi, sposata con tre figli, accusata nel 2006, stuprata e picchiata in carcere, poi rilasciata; quello di alcune suore di San Paolo di Karachi nel 2005, che hanno più volte subito intimidazioni e minacce. E il caso di Catherine Shaheen, nel 1995, insegnante di Lahore a cui è stato negato il salario per la sua fede cristiana. Accusata di blasfemia, è costretta a vivere nascosta per le minacce dei fondamentalisti.