Pakistan. Italia restaura museo archeologico buddhista nella valle di Swat

Pubblicato il 5 ottobre 2013 13:52 | Ultimo aggiornamento: 5 ottobre 2013 13:52
Buddha Gandhara nel museo della Valle di Swat

Buddha Gandhara nel museo della Valle di Swat

MINGORA, PAKISTAN –  Un importante museo archeologico della valle di Swat, nel nord del Pakistan, riaprirà i battenti a fine ottobre grazie all’intervento del governo italiano. La struttura, che ospita una ricca collezione di sculture Gandhara provenienti dai numerosi siti buddhisti della zona, era stata danneggiata durante la guerra con i talebani e dal terremoto del 2005. La ricostruzione è stata possibile grazie alla Cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Esteri nell’ambito del Programma italo-pachistano per l’annullamento del debito (Fidsa) e di un progetto della Farnesina chiamato Archaeology-Community-Tourism (Act) – Field School Project, che ha il supporto dell’università di ingegneria di Peshawar.

I lavori erano stati già completati a dicembre. Alcune gallerie erano state demolite e sostituite con strutture in acciaio anti sismiche. ”Ora tutti i reperti sono stati riportati al loro posto – ha detto Luca Olivieri, che guida il programma Act – e il museo è finalmente completo e pronto per essere riaperto al pubblico”. Secondo l’esperto, che da 26 anni lavora nella valle di Swat – teatro di cruenti combattimenti tra i talebani e la coalizione occidentale – la spesa totale per la ristrutturazione è stata di circa un milione di euro. Inoltre, ha proseguito Olivieri, ”l’Italia ha donato al museo di Swat una importante collezione di oggetti etnografici, tra cui un modello originale di una Fiat Campagnola usata dal professor Giuseppe Tucci quando esplorava la valle di Swat nel 1955”.

Il famoso storico e archeologo Tucci aveva fatto una serie di importanti scoperte nel 1956, tra cui il ritrovamento di un muro intarsiato nel sito buddhista di Gogdara I con intarsi datati dalla tarda Eta’ del Bronzo all’età classica (1600-400 a.C.). Il museo di Swat, che sorge sulla strada Mingora-Saidu Sharif, era stato realizzato tra il 1958 e il 1963 dal ”Wali Swat” (governatore di Swat), dal Dipartimento di Archeologia e dall’Italia. Fu inaugurato dall’allora presidente, generale Ayub Khan nel 1963 in contemporanea con il ”gemello” Museo nazionale d’Arte Orientale di Roma, diventando un’attrazione turistica della valle conosciuta per la bellezza del paesaggio.

La spedizione archeologica italiana e’ una delle più longeve nel Sud dell’Asia essendo stata stabilita in maniera permanente nel 1955, ma i primi scavi del professor Tucci dell’Isiao risalgono al lontano 1933. Grazie a questa attività sono stati scoperti oltre 120 siti buddhisti e oltre 200 petroglifi nella valle di Swat. Gli scavi avevano subito una brusca battuta di arresto quando sono arrivati i talebani del mullah Fazlullah, detto ”Radio mullah”, perche’ usava una emittente in FM per diffondere i precetti islamici.

Nel 2007 gli estremisti distrussero anche una statua di Buddha di notevole valore. ”Ma il museo era gia’ stato danneggiato prima dal terremoto del 2005 – racconta Olivieri – e poi nel febbraio del 2008 da una forte esplosione nella strada principale che non aveva come obiettivo l’edificio”. Per fortuna i reperti erano stati trasferiti nel museo di Taxila, vicino ad Islamabad, dove sono rimasti al sicuro. Con il ritorno degli archeologi italiani a Swat, in questi anni sono ripartiti anche gli scavi nella zona ora protetti da agenti di sicurezza locali assunti dalla missione italiana.