Paneb e il primo scandalo molestie nell’antico Egitto

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 aprile 2018 7:40 | Ultimo aggiornamento: 17 aprile 2018 9:51
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Paneb e il primo scandalo sessuale nell’antico Egitto

ROMA – Weinstein e altri personaggi potenti accusati di stupro e molestie sessuali, arrivano parecchi secoli dopo l’egiziano Paneb, un capomastro di una comunità del villaggio di Deir el Medina, che con la sua impresa costruiva le tombe per i faraoni nella Valle dei Re e nel 1200 a.C., fu travolto da uno scandalo sessuale.

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La scoperta è grazie a papiro egiziano di 3.000 anni fa, il cui autore Amennakt accusa Paneb di aggressioni, molestie, stupro e adulterio commessi a Tebe, l’odierna Luxor, ai danni di una serie di donne.

La denuncia di Amennakht, un collega di Paneb, era indirizzata al Visir Hori, il più alto funzionario dell’antico Egitto durante il regno di Sethi II, Siptah, Tawosret, Setnakhte e Ramesses III.

Sembra che Paneb corrompendo il visir, avesse ottenuto quella che doveva essere la posizione di Amennakht.

Le ambiguità nel testo non indicano cosa abbia esattamente fatto Paneb con molte delle donne i cui nomi sono presenti sull’elenco, ma in un caso sembra che abbia spogliato una donna del posto, Yeyemwaw, sbattuta contro un muro e poi violentata.

Il figlio di Paneb, Aapehty, prestò giuramento a Amennakht, elencando alcuni esempi della “dissolutezza” del padre, incluso un caso in cui lui stesso prese parte.

Gli esperti stanno rivisitando il testo, stilato nel Papyrus Salt 124 conservato al British Museum di Londra, per esaminare gli atteggiamenti culturali nei confronti della politica sessuale. Ritengono possa essere la prima testimonianza di un uomo licenziato per violenza sessuale.

Tra gli esperti che analizzano il testo c’è la storica di Brooklyn Carly Silver, di Brooklyn, che delinea la storia su Narrative.ly e sostiene che il papiro mostra quanto gli uomini, da sempre, abbiano usato il loro potere per fare del male alle donne, scrive il Daily Mail.

“Amennakht accusò Paneb di aver rubato il suo lavoro, impossessato di beni di templi e tombe reali, danneggiato il terreno sacro, mentito sotto giuramento, aggredito nove uomini in una notte, preso in prestito lavoratori reali per uso personale e commesso adulterio con casalinghe locali”.

“Anche ammettendo dei pregiudizi nella denuncia di Amennakht, è stata un’accusa notevole. Potrebbe essere la più antica istanza registrata su accuse di cattiva condotta sessuale come motivo di licenziamento, il che significa che oltre 3.000 anni dopo la sua stesura, è rilevante come mai in precedenza”.

La storia di Paneb, soprannominato da alcuni storici il “cattivo ragazzo” dell’antico Egitto, non è nuova, una traduzione inglese del papiro dell’egittologo ceco Jaroslav Cerny, nel 1929, rivelò la reale portata dei reati del capomastro, spingendo gli storici a prenderlo in considerazione.

Parlando con The Independent, Rowland Enmarch, docente di egittologia all’University of Liverpool, ha detto che gli antichi egizi consideravano l’adulterio “moralmente riprovevole”.

“Fare sesso con le donne sposate, consenzienti o meno, era un divieto categorico e violentarle poteva solo peggiorare le cose”.

Paneb probabilmente “fu condannato a morte”, ha commentato Enmarch, poiché “potrebbe aver avuto qualcosa a che fare con materiali sottratti dalle tombe reali”, un reato ancora più grave.

“Non sono certo che i reati sessuali fossero necessariamente considerati reati capitali, mentre lo era rubare al faraone”.

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