Il maggiordomo del Papa ai domiciliari: “Chiederò scusa, ho agito per un ideale”

Pubblicato il 21 luglio 2012 20:35 | Ultimo aggiornamento: 21 luglio 2012 20:56
paolo gabriele

Paolo Gabriele col Papa (foto Lapresse)

CITTA’ DEL VATICANO – Il maggiordomo del Papa, Paolo Gabriele, è in libertà provvisoria con gli arresti domiciliari. Gabriele è accusato di furto aggravato, dopo che nel suo appartamento sono stati ritrovati importanti documenti del pontefice. Entro pochi giorni si saprà se la giustizia del Vaticano intenderà proseguire con il rinvio a giudizio o deciderà per l’assoluzione. Intanto gli avvocati di Gabriele spiegano: “Le sue sono motivazioni  ideali, tutte di carattere interiore e non legate a soldi”. Ma soprattutto le sue intenzioni: “Vuole scusarsi con Benedetto XVI”.

Dopo 60 giorni in carcere Gabriele torna a casa, dove potrà riabbracciare moglie e figli. Gabriele vuole spiegare a Benedetto XVI quale ”aiuto” voleva portare. Voleva fare il bene della Chiesa l’ex maggiordomo di Benedetto XVI che il 21 luglio, giorno della concessione della libertà provvisoria, parla attraverso i suoi avvocati, Carlo Fusco e Cristiana Arru.

Fusco spiega perché Gabriele ha tradito il Papa: “Le motivazioni che lo hanno portato a compiere determinati atti sono tutte di carattere interiore. Paolo ha ribadito a noi e al giudice che è sempre stato mosso dal desiderio di fare qualcosa che fosse un atto di aiuto e di amore al Santo Padre”.

L’avvocato ha aggiunto: ”Le modalità sono ovviamente soggettive e valutabili”. Riguardo alla motivazioni del maggiordomo il legale ha detto: “Escludo che abbia avuto soldi né benefici personali indiretti”. Ora però Gabriele è pentito, spiega Fusco: “Ha potuto riflettere ed è arrivato alla conclusione che il metodo era sbagliato”.

Sulla richiesta di perdono a Benedetto XVI gli avvocati affermano: “Se ne valuterà l’opportunità, ma certamente Paolo ha fatto o farà arrivare al Papa un messaggio in questo senso”.

Per Gabriele, agli arresti domiciliari, non saranno possibili contatti telefonici o tramite altro mezzi, Internet compreso, con persone diverse da quelle dell’abitazione. E’ prevista l’assistenza spirituale, l’assistenza medica se ne avesse necessità e la possibilità di visite autorizzate dal giudice. Se accompagnato, potrà anche recarsi alla messa. Nonostante la vicenda processuale, Gabriele continua ”a percepire lo stipendio”.

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