Papa. Esponente dissenso cubano, ”Non aspettiamo miracoli”

Pubblicato il 21 Settembre 2015 17:41 | Ultimo aggiornamento: 21 Settembre 2015 17:41
Elizardo Sanchez

Elizardo Sanchez

CUBA, L’ AVANA – “Non aspettiamo miracoli, e credo non li aspetti neanche il Papa”. Ad affermarlo è Elizardo Sanchez, tra i più noti esponenti della dissidenza cubana, che sottolinea sia “l’immobilismo” dell’Avana sia “il messaggio positivo” che lascerà nell’isola la visita di Bergoglio.

“Il Papa porta anzitutto un messaggio di speranza in un suolo, quello cubano, molto fertile su questo fronte”, ricorda all’ANSA Sanchez, portavoce della Commissione cubana dei diritti umani e riconciliazione nazionale (Ccdhrn).

“Bergoglio si trova in una situazione singolare”, così come è già successo con le visite di Wojtyla e Ratzinger. “A Cuba la grande maggioranza vive in povertà, le carenze sono tante, lo stipendio medio mensile è di 20-25 dollari. Ma la cosa che manca di più è proprio la speranza che il Papa risveglia in un Paese appunto ‘desesperanzado'”.

“Speriamo il governo sappia approfittare di quella che è una situazione unica. Stiamo entrando nel 57/o anno di autoritarismo, direi totalitarismo”, aggiunge Sanchez, ricordando “l’immobilismo” dell’Avana: “dopo il disgelo con gli Usa non si sono mossi neanche di un millimetro”. “Molte cose potrebbero essere state fatte, ma ci sono resistenze. Il punto è che la dinamica delle riforme può portare a cambiamenti nello Stato, e non vogliono perdere la protezione dello Stato. Temono il giudizio della storia”, aggiunge il portavoce della Ccdhren.

Circa i “saluti di speciale considerazione e rispetto” rivolti ieri dal Papa a Fidel Castro, Sanchez considera che si tratta di “un segnale di rispetto, cortesia e generosità. E l’incontro tra il comandante Fidel Castro e il Papa sarà un gesto di riconciliazione, un invito a riconsiderare le cose”. “Se qualcuno è stato infatti vittima delle rappresaglie” da parte dell’Avana, “soprattutto all’inizio, questa è stata proprio la Chiesa”.

“Sui diritti fondamentali, ormai Cuba ha la peggiore situazione in tutta l’America Latina, direi nell’emisfero occidentale”, ricorda ancora Sanchez, il quale ritiene che su questo fronte il Papa “ha cercato di essere molto attento. Questo governo è molto suscettibile, ipersensibile. E Bergoglio sta cercando obiettivi maggiori, per esempio il tema del disgelo con Washington. Ha una agenda geopolitica”.

“A Cuba c’è un forte controllo della polizia, anche agli angoli delle strade di casa mia. Il governo ha grande capacità di controllo sociale e di intimidazioni. E in questi giorni di visita del Papa c’è stato un procedimento poliziesco-amministrativo per allontanare dalla strade dell’Avana, Holguin e Santiago, le città visitate dal Papa, i mendicanti e i più deboli. Sono stati internati, non si sa dove”.