Papa Francesco ai politici: “Finanziaria etica contro la povertà dilagante”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Novembre 2013 13:04 | Ultimo aggiornamento: 26 Novembre 2013 15:43
Papa Francesco ai politici: "Finanziaria etica contro la povertà dilagante"

Papa Francesco ai politici: “Finanziaria etica contro la povertà dilagante” (Foto Ansa)

CITTA’ DEL VATICANO –  “Serve una finanziaria etica contro la povertà dilagante”. Questo l’appello di Papa Francesco nella sua Evangelii gaudium del 26 novembre. Il Papa chiede “una riforma finanziaria che non ignori l’etica” e “un vigoroso cambio di atteggiamento da parte dei dirigenti politici, che esorto ad affrontare questa sfida con determinazione e con lungimiranza, senza ignorare, naturalmente, la specificità di ogni contesto. Il denaro deve servire e non governare”.

Tra le “sfide del mondo attuale” nella sua Evangelii gaudium, il Papa inserisce anche la richiesta di una riforma finanziaria che produca “solidarietà disinteressata e un ritorno della economia e della finanza ad un’etica in favore dell’essere umano”. In questa sezione dell’ampio documento, il pontefice dice “no a un’economia della esclusione”, “no alla nuova idolatria del denaro”, “no a un denaro che governa invece di servire”, “no all’inequità che genera violenza”.

Il Papa denuncia poi l'”indebolimento del senso del peccato personale e sociale e un progressivo aumento del relativismo” e postula la necessità di una “inculturazione della fede”, una vera “sfida”:

“Non è bene ignorare la decisiva importanza che riveste una cultura segnata dalla fede, perché questa cultura evangelizzata, al di là dei suoi limiti, ha molte più risorse di una semplice somma di credenti posti dinanzi agli attacchi del secolarismo attuale. Una cultura popolare evangelizzata contiene valori di fede e di solidarietà che possono provocare lo sviluppo di una società più giusta e credente, e possiede una sapienza peculiare che bisogna saper riconoscere con uno sguardo colmo di gratitudine”.

Papa Bergoglio tratta ampiamente il tema dei poveri e rilancia inoltre la necessità del “dialogo sociale”, che ha voluto al centro del suo pontificato e della sua Chiesa.”Ascoltare il grido dei poveri” è una raccomandazione che il pontefice fa propria accogliendola dalle indicazioni di molti episcopati al Sinodo.

Si tratta, scrive, di un “imperativo” che “si fa carne in noi quando ci commoviamo nel più intimo di fronte all’altrui dolore”:

“E’ un messaggio così chiaro, così diretto, così semplice ed eloquente, che nessuna ermeneutica ecclesiale ha il diritto di relativizzarlo. La riflessione della Chiesa su questi testi non dovrebbe oscurare o indebolire il loro significato esortativo, ma piuttosto aiutare a farli propri con coraggio e fervore. Perché complicare ciò che è così semplice? Gesù ci ha indicato questo cammino di riconoscimento dell’altro con le sue parole e con i suoi gesti. Perché oscurare ciò che è così chiaro? Non preoccupiamoci solo di non cadere in errori dottrinali, ma anche di essere fedeli a questo cammino luminoso di vita e di sapienza”.