Papa Francesco: “Cristiano non può essere antisemita, abbiamo radici comuni”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Giugno 2013 14:48 | Ultimo aggiornamento: 24 Giugno 2013 14:49
Papa Francesco: "Cristiano non può essere antisemita, abbiamo radici comuni"

Papa Francesco: “Cristiano non può essere antisemita, abbiamo radici comuni” (Foto LaPresse)

ROMA – “Un cristiano non può essere antisemita perché abbiamo radici in comune”. Papa Francesco lo ha detto durante l’incontro in Vaticano una delegazione dell’International Jewish Committee on Interreligious Consultation. Il Papa ha tracciato la sua visione del rapporto tra ebrei e cristiani ed ha sottolineato che “la Chiesa condanna fermamente odi, persecuzioni e tutte le manifestazioni di antisemitismo”.

Il Pontefice ha ribadito il valore della dichiarazione del Concilio ”Nostra Aetate”, in particolare al numero 4, ”punto di riferimento fondamentale per le relazioni con il popolo ebraico”. Papa Francesco ha poi ricordato l”’impulso” dato dai suoi predecessori al dialogo, con ”gesti e documenti”.

La ”Nostra Aetate”, nata dal Concilio ecumenico Vaticano II è importante per il dialogo ebraico cristiano, perché in essa  ”la Chiesa riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già nei patriarchi, in Mosè e nei profeti”. Inoltre il Concilio ricorda l’insegnamento di san Paolo ”secondo cui i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili, e condanna fermamente gli odi, le persecuzioni, e tutte le manifestazioni di antisemitismo”.

Dopo aver ricordato che un ”cristiano non può essere antisemita”, il Papa ha citato l’impulso dato dai suoi predecessori, con gesti e documenti, al ”cammino di maggiore conoscenza e comprensione reciproca” negli ultimi decenni. Di tutto questo, ha detto, ”dobbiamo sinceramente rendere grazie al Signore, esso tuttavia – ha commentato papa Francesco Bergoglio – rappresenta la parte più visibile di un vasto movimento che si è ravvisato a livello locale in tutto il mondo e di cui io stesso sono testimone”.

Papa Francesco ha quindi parlato delle buone relazioni di ”sincera amicizia” con ”alcuni esponenti del mondo ebraico” avute quando era arcivescovo di Buenos Aires. ”In un mondo per molti tratti secolarizzato, – ha raccontato – mi sono confrontato con loro in più occasioni sulle comuni sfide che attendono ebrei e cristiani, ma soprattutto abbiamo gustato l’uno la presenza dell’altro, ci siamo arricchiti reciprocamente e dati accoglienza reciproca e cio’ ci ha aiutato a crescere come uomini e come credenti”.

Il Papa ha poi aggiunto: “In altre parti del mondo avviene la stessa cosa e queste relazioni di amicizia costituiscono la base del dialogo che si sviluppa sul piano ufficiale” Infine il Papa ha invitato a cercare di coinvolgere nel dialogo le nuove generazioni, e ha ricordato che l’umanità e la pace hanno bisogno della comune testimonianza di ebrei e cristiani.