Papa Francesco non va al concerto: “Non sono un sovrano rinascimentale”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 Giugno 2013 18:18 | Ultimo aggiornamento: 23 Giugno 2013 18:58
Papa Francesco e la sedia vuota al concerto: "Non sono un re rinascimentale"

Papa Francesco (Foto Lapresse)

CITTA’ DEL VATICANO – “Non sono un sovrano rinascimentale”: così papa Francesco ha spiegato la sua “diserzione” al concerto per l’Anno della Fede.  La sedia vuota sabato 22 giugno nell’aula Paolo VI era arrivata pochi giorni dopo quelle frasi del pontefice argentino sulla “mondanità spirituale”, “lebbra” della Chiesa.

Ma quella sua assenza arriva anche a pochi giorni dalle prime nomine importanti nella curia e nella chiesa, come sottolinea Alberto Melloni sul Corriere della Sera. Papa Francesco avrebbe anche in serbo i primi “amoveatur”, cioè le prime rimozioni.

Scrive Melloni:

Francesco prende il tempo in un modo inusuale per un pontefice: per prepararsi a predicare e per predicare. Semina predicazione anziché produrre magistero: da cento giorni.

Melloni nota la differenza tra papa Francesco e i predecessori, Benedetto XVI e Giovanni Paolo II. 

I due pontificati precedenti avevano concordemente ritenuto che quella fosse ancora la questione e che lo spazio pubblico fosse il terreno su cui battersi, con un magistero almeno «definitivo». Francesco ha abbandonato tutto ciò: non s’è applicato a fare un corso di teologia a puntate e s’è ben guardato dal farsi dettare gli Angelus dall’agenda dei parlamenti, pur senza dimenticare di guardare a tragedie come quella siriana e a vicende pericolose come quelle dei vescovi ortodossi rapiti. Ha dato l’esempio di come un vescovo si dedica alla costruzione dell’edificio interiore e della apertura spirituale, piuttosto che al monitoraggio della legislazione e della comunicazione politica.

Questo, sottolinea il vaticanista del Corriere della Sera, è il modo proprio di essere di Jorge Mario Bergoglio. Uno stile che

ha privato della quotidianità «L’Appartamento». L’edificio in cui tutto era simbolo di un potere è ora una centrale dismessa, nel quale egli entra rimanendone incontaminato e privando la corte di usi e protocolli che non erano la tradizione, ma solo anticaglie. Entra invece nello spazio più difficile: quello dei povericristi che affollano le sue udienze, e anziché occuparlo come un sovrano talmente potente da chinarsi perfino sui poveracci, svanisce nel loro abbraccio. Che i gentiluomini fossero destinati a sparire da questo doppio spazio era cosa nota fin dalla vigilia della liturgia del 18 marzo: e diventa norma quando già è stata messa fuorigioco dalle cose.

Lo stile di Francesco è anche uno stile di governo e di non-governo. Per cento giorni Francesco ha tenuto la chiesa impegnata nella prima parte di un lungo corso di esercizi spirituali. Francesco ha dedicato questo primo tempo del suo ministero a mostrare di avere la calma di chi non deve legger nessun dossier segreto per sapere i segreti di Pulcinella della Roma ecclesiastica e di chi sa di aver innanzi un pontificato breve, ma non per questo condannato alla precipitazione. Ha annunciato ad un organo che costituisce la prima (prima) espressione di collegialità «ad gubernandam ecclesiam» senza nemmeno fare una bolla. Non ha fatto grandi nomine, ma prepara il ricambio in Segreteria di Stato ed in alcuni dicasteri chiave, nel quadro di una riforma della curia che verrà: senza nevrosi e senza paura di dare segni forti, come dimostra la sedia vuota di ieri.