Papa Ratzinger: nel nuovo libro su Gesù un monito ai potenti

Pubblicato il 2 Marzo 2011 18:06 | Ultimo aggiornamento: 2 Marzo 2011 19:48

Papa Ratzinger

CITTA’ DEL VATICANO – Parlare di Gesù, ripercorrere la sua vita attraverso i vangeli ed entrare con tutti e due i piedi nella modernità. Lanciando un monito ai potenti perchè riscoprano la verità. Chiedendosi se la verità è una categoria che la politica può assumere. Il Papa, nel suo nuovo libro, tutto incentrato sulle ore decisive che precedettero la morte di Cristo, compie questa operazione e attraverso un’attenta analisi ed esegesi del Nuovo Testamento, lancia un messaggio al presente.

Nelle 348 pagine del volume ”Gesù di Nazaret. Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla resurrezione”, rivivono Cristo, che ”non fu un rivoluzionario politico”, e Barabba, che ”nel contesto politico di allora” è indicato con una parola sinonimo di ”terrorista”. Rivivono Pilato, ”rappresentante classico del potere terreno”; e Giuda, un uomo che ha ”rotto l’amicizia con Gesù” ed ”è finito sotto il dominio di qualcun altro”, senza più speranza di perdono. Attori di primo piano sono il popolo romano e quello ebraico. E quest’ultimo, dice il Pontefice, non fu l’assassino di Gesù.

Del testo gli editori, Lev e Herder, hanno diffuso alcune anticipazioni in vista dell’uscita del volume in sette lingue, fissata per il 10 marzo, quando il libro sarà presentato ufficialmente dallo scrittore Claudio Magris e dal card. Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi. Dalle prime pagine disponibili si coglie una lettura del Vangelo volta a confutare la tesi deicida, che tanto ha pesato, nel corso della storia, sugli ebrei.

Il Papa è chiaro e dà una risposta convita alla domanda ”chi erano gli accusatori?”. L’evangelista Giovanni, spiega, quando parla dei Giudei, ”non indica affatto – come il lettore moderno forse tende a interpretare – il popolo di Israele”. I giudei erano ”l’aristocrazia del tempio”, afferma Benedetto XVI, e nel Vangelo non c’è nessun ”carattere ‘razzista’ ”.

Gesù, quindi, nella lettura del Papa, non è un sovvertitore dell’ordine costituito, non è una reale minaccia per l’ordinamento romano, non ha legioni, non è un violento. Pilato lo sa bene e più che altro lo considera ”un esaltato religioso”. Ma non lo salva. Non perchè, da romano, ravvisi in lui reali colpe, ma sostanzialmente per ”non perdere il favore dell’imperatore”. E’ ”la preoccupazione per la carriera” a prevalere.

Su questa base, partendo dal confronto tra Gesù e Pilato, il Papa sviluppa una riflessione sul potere. Anche quello militare, che ”da solo non può stabilire nessuna pace”, perchè ”la pace si fonda sulla giustizia”. Cristo ha creato ”un concetto assolutamente nuovo di regalità e di regno”, fondato sulla verità. L’auspicio di Benedetto XVI è, appunto, che ”ai grandi e ai potenti si faccia incontro il potere della verità”.

Una domanda, quella sulla verità, che Pilato ”ha accantonato” e che invece anche la politica dei nostri giorni deve avere sempre davanti a sè. L’uomo, ribadisce Ratzinger, è limitato: ha decifrato il proprio codice genetico, che ”nella grandiosa matematica della creazione” gli consente di percepire Dio, ma non sa ancora quale sia la sua ”vera realta’ ”, il ”suo vero scopo”.