Papa a rom e sinti: “Non date modo di parlare male di voi”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Ottobre 2015 15:17 | Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre 2015 15:17
Papa a rom e sinti: "Non date modo di parlare male di voi"

Papa Francesco con una giovane rom
(Foto Lapresse)

CITTA’ DEL VATICANO – “E’ anche compito dei gitani fare in modo che le periferie delle città siano ‘più umane’. E potete farlo se siete anzitutto buoni cristiani, evitando tutto ciò che non è degno di questo nome: falsità, truffe, imbrogli, liti”: con queste parole papa Francesco si è rivolto ai cinquemila rom e sinti ricevuti in udienza nell’Aula Paolo Vi in Vaticano. “Cari amici, è stato l’invito di papa Bergoglio, non date ai mezzi di comunicazione e all’opinione pubblica occasioni per parlare male di voi. Voi stessi siete i protagonisti del vostro presente e del vostro futuro. Come tutti i cittadini, potete contribuire al benessere e al progresso della società rispettandone le leggi, adempiendo ai vostri doveri e integrandovi anche attraverso l’emancipazione delle nuove generazioni”.

Il pontefice ha accolto i gitani arrivati da tutto il mondo con alcune parole nella loro lingua, il romanì: “O Del si tumentsa!”, “il Signore sia con voi”, ha detto all’inizio dell’udienza. Poi ha parlato dei loro diritti: “Ogni persona ha il diritto ad una vita dignitosa, a un lavoro dignitoso, all’istruzione e all’assistenza sanitaria. I vostri problemi interpellano non soltanto la Chiesa ma anche le autorità locali. I vostri figli hanno il diritto di andare a scuola, non impediteglielo! L‘istruzione è sicuramente la base per un sano sviluppo della persona. È noto che lo scarso livello di scolarizzazione di molti dei vostri giovani rappresenta oggi il principale ostacolo per l’accesso al mondo del lavoro”.

Poi, tornando ad alcune tragedie della cronaca, papa Francesco ha detto: “Non vogliamo più assistere a tragedie familiari in cui i bambini muoiono di freddo o tra le fiamme, o diventano oggetti in mano a persone depravate. Queste tragedie sono legate alla indifferenza e incapacità di accettare costumi e modi di vita diversi dai nostri”.

Quindi l’appello: “Vorrei che per il vostro popolo si desse inizio ad una nuova storia. E’ arrivato il tempo di sradicare pregiudizi secolari, preconcetti e reciproche diffidenze che spesso sono alla base della discriminazione, del razzismo e della xenofobia. Nessuno si deve sentire isolato e nessuno è autorizzato a calpestare la dignità e i diritti degli altri. È lo spirito della misericordia che ci chiama a batterci perché siano garantiti tutti questi valori. Permettiamo quindi che il Vangelo della misericordia scuota le nostre coscienze e apriamo i nostri cuori e le nostre mani ai più bisognosi e ai più emarginati, partendo da chi ci sta più vicino”.

Francesco ha ricordato le parole di papa Paolo VI, che cinquant’anni fa fece visita all’accampamento rom di Pomezia (Latina): “Con premura paterna il Papa disse ai vostri nonni e padri: ‘Dovunque vi fermiate, voi siete considerati importuni ed estranei. Qui no; qui trovate qualcuno che vi vuole bene, vi stima, vi apprezza, vi assiste”.