Patrick Zaki resta in carcere altri 45 giorni, negato il cambio di giudici. Amnesty: “Italia convochi ambasciatore”

di redazione Blitz
Pubblicato il 6 Aprile 2021 20:04 | Ultimo aggiornamento: 6 Aprile 2021 20:07
Patrick Zaki resta in carcere altri 45 giorni, negato il cambio di giudici. Amnesty: "Italia convochi ambasciatore"

Patrick Zaki resta in carcere altri 45 giorni, negato il cambio di giudici. Amnesty: “Italia convochi ambasciatore” (Foto Ansa)

L’incubo continua per Patrick Zaki. Un altro mese e mezzo di carcere è il verdetto dei giudici egiziani dopo l’ultima udienza sulla custodia cautelare dello studente 29enne dell’Università di Bologna. Respinta anche la richiesta avanzata dai suoi legali di cambiare il collegio di giudici.

Mentre Amnesty International esorta il governo italiano a convocare l’ambasciatore egiziano a Roma per chiedere che il giovane sia rilasciato subito.

All’Ansa la sua legale, Hoda Nasrallah, spiega che così va in fumo una strategia che era volta a sottolineare “l’accanimento” a cui Zaki è sottoposto da oltre un anno.

Patrick Zaki, lo sconcerto di Amnesty International

Sconcerto e preoccupazione da parte di Amnesty International. “La decisione – dice Riccardo Noury, portavoce della ong in Italia – è crudele, dolorosa. Vorremmo che il Governo italiano facesse subito una cosa, perché può farla subito: convocare l’ambasciatore egiziano a Roma per esprimere tutto lo sconcerto per questo accanimento e chiedere che sia rilasciato”.

Così come in tempo breve, aggiunge Noury, “devono essere fatte tutte le cose necessarie per salvare Patrick da questo incubo”. Quattordici mesi di detenzione in Egitto, nel carcere cairota di Tora, pesano come un macigno su Patrick. Il ricercatore, che in Italia seguiva un master europeo sugli studi di genere, è molto provato, “è in un pessimo stato psicologico”.

Da mesi sia i suoi legali che la famiglia sottolineano che il ragazzo sta male non solo fisicamente per problemi di schiena e di sinusite, ma anche e soprattutto psicologicamente. È in uno stato di depressione, aggravato dal fatto che si sente “bloccato” e vive “nell’incertezza di quando tutto questo finirà”, come la sorella Marise aveva riferito all’Ansa meno di due settimane fa.

Ieri tra l’altro, durante l’udienza, gli avvocati lo avevano trovato “in un pessimo stato psicologico” e non c’è stato nemmeno il tempo “per stargli vicino”. Anche i diplomatici stranieri recatisi in tribunale, dove hanno depositato comunicazioni scritte per esprimere l’interessamento al caso, non sono riusciti a entrare in aula per assistere all’udienza.

Patrick Zaki, un anno e mezzo di rinvii

Zaki era stato arrestato in circostanze controverse il 7 febbraio del 2020 e la custodia cautelare in Egitto può durare anche due anni. Dopo una prima fase di cinque mesi con rinnovi quindicinali ritardati dall’emergenza Covid, ora il caso del giovane è in quella dei prolungamenti di 45 giorni.

Tra i capi d’accusa anche la propaganda sovversiva e l’istigazione al terrorismo, sulla base in particolare di una decina di post Facebook da un account che però Patrick e i suoi legali affermano non essere autentico. Rischia 25 anni di carcere.

Patrick Zaki, la mobilitazione

La mobilitazione in suo favore continua. Tra le ultime iniziative Una luce per Patrick, in programma il prossimo 7 maggio, a 15 mesi dall’inizio della sua detenzione. In tutta Italia i comuni aderenti ad Ali, le Autonomie Locali Italiane, terranno le luci dei municipi accese e tutte le cittadine e i cittadini che vorranno potranno manifestare la propria vicinanza allo studente accendendo una candela alle finestre.

La deputata Lia Quartapelle, responsabile Esteri Pd, il deputato Dem Filippo Sensi e il presidente Ali e sindaco di Pesaro Matteo Ricci chiedono anche al presidente Mario Draghi e ai ministri Luigi Di Maio e Luciana Lamorgese “di valutare tutte le iniziative possibili per la liberazione di Patrick, a partire dal conferimento della cittadinanza italiana, richiesta supportata dalla raccolta di firme promossa da Station to Station e Change Italia”.