Pechino ordina un vescovo senza chiederlo al Papa. E il Vaticano s’arrabbia

Pubblicato il 24 novembre 2010 11:22 | Ultimo aggiornamento: 24 novembre 2010 11:47

L’ordinazione del vescovo cinese Giuseppe Guo Jincai del 20 novembre, fatta senza l’approvazione del Papa, è una ”grave violazione della libertà di religione e di coscienza” ed è stata decisa dalle Autorità cinesi nonostante la Santa Sede avesse fatto presente le difficoltà, e a ”scapito della atmosfera di rispetto faticosamente creata”. Lo afferma una nota della sala stampa della Santa Sede.

La dura nota vaticana rileva le ”pressioni e le restrizioni della libertà di movimento” sui vescovi cinesi, ”allo scopo di forzarli a partecipare e a conferire l’ordinazione” a Giuseppe Guo Jincai.

La santa sede sostiene che l’ordinazione mette Guo Jincai in una ”gravissima condizione canonica di fronte alla Chiesa in Cina e alla Chiesa universale, esponendolo anche a sanzioni”, e ”sotto il profilo canonico” ”umilia” anche i cattolici del Chengde: ”le autorità civili cinesi vogliono imporre loro un Pastore che non è in piena comunione, né con il Santo Padre, né con gli altri vescovi sparsi nel mondo”.

Il Vaticano fa presente di aver ”più volte, durante l’anno corrente” ”comunicato con chiarezza alle autorità cinesi la propria opposizione alla ordinazione episcopale” e che ”nonostante ciò dette Autorità hanno deciso di procedere unilateralmente, a scapito dell’atmosfera di rispetto faticosamente creata”.

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”Tale pretesa di mettersi al di sopra dei vescovi e di guidare la vita della comunità ecclesiale – rimarca la nota – non corrisponde alla dottrina cattolica, offende il Santo Padre, la Chiesa in Cina e la Chiesa universale, e rende più intricate le difficoltà pastorali esistenti”.

La santa sede accusa la Associazione Patriottica in Cina di danneggiare i cattolici e ostacolare il dialogo. Nella ordinazione del vescovo cinese Giuseppe Guo Jincai si mette in luce come ”le autorità lasciano alla dirigenza della Associazione Patriottica Cattolica Cinese di assumere atteggiamenti che danneggiano gravemente la Chiesa cattolica e ostacolano il dialogo”.

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