Pedofilia preti: Ratzinger evitò il processo nel 2005 grazie all’immunità

Pubblicato il 28 Marzo 2010 17:39 | Ultimo aggiornamento: 28 Marzo 2010 17:39

Benedetto XVI

Nel 2005 Joseph Ratzinger, citato in giudizio – quando era ancora Prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede – per intralcio alla giustizia nell’ambito di un processo, in Texas, su tre casi di abusi su minori commessi da un seminarista colombiano, si avvalse dell’immunità diplomatica in quanto nel frattempo era diventato papa ed evitò così di andare a deporre.

L’episodio è ricordato nel libro ‘Il peccato nascosto’, di autore anonimo, pubblicato in questi giorni. L’avvocato Daniel Shea, che assisteva la parte lesa, denunciò l’allora prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede sulla base di due documenti che istruiscono il clero su come trattare i casi di abusi e violenze su minori.

Il primo è il Crimen Sollicitationis, del 1962. Il secondo è la lettera De delictis gravioribus, redatta nel 2001 e indirizzata a tutte le gerarchie ecclesiastiche. Il testo, firmato proprio da Ratzinger, modifica quello del 1962, e in un passaggio afferma che i casi di delitti più gravi, tra cui gli abusi sui minori, «sono soggetti al segreto pontificio» nella normativa canonica. La lettera, secondo l’accusa di Shea, costituiva un intralcio alla giustizia ordinaria. Denunciato nel gennaio 2005, Ratzinger nell’aprile dello stesso anno divenne papa. La Santa Sede chiese e ottenne così dal governo degli Stati Uniti l’immunità diplomatica per il pontefice, in quanto capo di Stato.