Pena di morte/ Nel 2008 sono state 5700 le esecuzioni al mondo, la Cina in testa nella classifica dei paesi boia

Pubblicato il 29 Luglio 2009 12:45 | Ultimo aggiornamento: 29 Luglio 2009 13:54

Con almeno 5.000 esecuzioni, anche nel 2008 la Cina si è aggiudicata il macabro primato di Paese con il maggior numero di condannati a morte: l’87,3 per cento del totale nel mondo. Seguono Iran (almeno 346), Arabia Saudita (102), Corea del Nord (63), Stati Uniti (37), Pakistan (36), Iraq (34). I dati, raccolti e pubblicati da “Nessuno Tocchi Caino” nel rapporto 2009 sulla “Pena di morte nel mondo”, rivelano che l’anno scorso i Paesi che hanno fatto ricorso alle esecuzioni capitali sono stati 26 (come nel 2007), mentre nel 2006 erano stati 28.

Le esecuzioni sono state almeno 5.727, a fronte delle 5.851 del 2007 e delle 5.635 dell’anno precedente. Dei 46 Stati mantenitori della pena di morte, 36 sono dittatoriali, autoritari o illiberali. In 20 di questi, nel 2008, sono state compiute almeno 5.662 esecuzioni, circa il 98,9% del totale. Degli altri 10 Paesi, definiti democrazie liberali, 6 hanno applicato la pena di morte e hanno effettuato in tutto 65 esecuzioni (1,1 per cento del totale): Stati Uniti (37), Giappone (15), Indonesia (almeno 10), Botswana (almeno 1), Saint Kitts e Nevis (1). Esecuzioni potrebbero essere avvenute anche in Mongolia, anche se non risultano dati ufficiali. La mancanza di statistiche ufficiali caratterizza soprattutto gli Stati autoritari o illiberali. E’ il caso della Cina, dove la Fondazione Dui Hua, diretta da John Kamm, un ex dirigente d’affari che si è votato alla difesa dei diritti umani e che continua a mantenere buoni rapporti con funzionari governativi cinesi, ha stimato che «il numero delle esecuzioni nel 2008 ha superato le 5.000 e può essersi avvicinato alle 7.000».

Anche se la pena di morte continua a essere considerata in Cina un segreto di Stato, negli ultimi anni si sono succedute notizie in base alle quali le condanne a morte emesse dai tribunali cinesi sarebbero via via diminuite fino ad arrivare al 30 per cento in meno rispetto all’anno precedente.