Peppa Pig e non solo: tutti i libri e i testi sotto censura

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 Gennaio 2015 13:43 | Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio 2015 13:48
Peppa Pig e non solo: tutti i libri e i testi sotto censura

Peppa Pig e non solo: tutti i libri e i testi sotto censura

ROMA – Peppa Pig e non solo: tutti i libri e i testi sotto censura. Harry Potter, Persepolis, Il cacciatore di aquiloni, le 50 sfumature di grigio, Hunger Games: non è la sola Peppa Pig, la maialina più famosa del mondo bandita dalla Oxford Press in Inghilterra, a finire all’indice dei libri proibiti (meglio nemmeno nominarlo il maiale in presenza di ebrei e musulmani). Nel mondo la censura e il suo doppio, l’auto-censura volontaria in nome del politicamente corretto, agiscono a pieno regime e anzi intensificano le attività. A cominciare dagli Stati Uniti, come rileva l’American Library Association con la pubblicazione annuale di Banned Books Week, l’elenco dei libri sui quali governi più o meno tolleranti mettono il bando “vietato leggere”.

Dal 1982 oltre 11.300 volumi sono stati portati in tribunale negli States (dove il divieto legale di censurare i libri si confronta con le mille autonomie locali), 307 nel 2013. L’elenco comprende Harry Potter, che è bandito negli Emirati Arabi ma che per il suo presunto satanismo ha scatenato anche gli evangelici americani (secondo l’Ala è il titolo più «sfidato» del XXI secolo, ben 23 volte in 13 Stati nel 1999). C’è Persepolis di Marjane Satrapi, che oltre al visto d’espulsione dall’Iran (il Libano lo ha da poco riabilitato) vanta quello richiesto dalle scuole dell’Oregon per il linguaggio duro e le torture.

C’è Il cacciatore di aquiloni di Khaled Hosseini, inviso ovviamente al suo Afghanistan ma denunciato anche dai genitori del Wisconsin per la violenza. Ci sono Cinquanta sfumature di grigio di E. L. James con i suoi «contenuti pornografici»; Diario assolutamente sincero di un indiano part-time, troppo «osceno e «anti-cristiano» per l’Idaho; The Hunger Games (giudicato anti-etnico e anti-famiglia) e alcuni titoli della Nobel Toni Morrison come L’occhio più azzurro, contestato in Colorado per i riferimenti espliciti a incesto, stupro, pedofilia. (Francesca Paci, La Stampa)

Un caso esemplare: il Mark Twain depurato della parola “nigger”. Negli Stati Uniti del primo presidente afro-americano, “Le avventure di Hucklberry Finn” di Mark Twain resta inserito tra gli autori “pericolosi”. L’uso reiterato della parola “negro”, riferita fra l’altro all’amico con cui Hucklberry discende avventurosamente il Mississippi e con cui stabilisce un’amicizia assolutamente fuori norma nell’America schiavista dell’epoca, è stata considerata offensiva e meritevole di censura se non di una riscrittura depurata e politicamente accettabile.

Un editore dell’Alabama, nel 2011 ha ingaggiato un professore per ottenere una versione riveduta e corretta del capolavoro di Twain, depurata dalla parola incriminata (ricorre 219 volte, contro le sole 4 nelle Avventure di Tom Sawyer).