Malgrado gli sforzi la pirateria in Somalia resta un busness lucroso

Pubblicato il 7 Febbraio 2011 9:19 | Ultimo aggiornamento: 7 Febbraio 2011 12:54

Malgrado gli ingenti sforzi militari per contrastarne le attività criminali, i pirati somali sono sempre minacciosi. A poco è servito l’impegno profuso da diverse nazioni per contrastare quella che è diventata una delle più straordinarie minacce geopolitiche del ventunesimo secolo. Una gigantesca no man’s land si stende sulle coste Somale, un campo di battaglia dove ex pescatori, convertiti alla pirateria dalla miseria e dalla guerra civile, tengono sotto scacco alcune delle compagnie più importanti dell’Occidente. Le loro agili imbarcazioni, equipaggiate con gli ultimi ritrovati della tecnica, salpano instancabilmente il manto verde-blu dell’Oceano Indiano, attraccando le navi da carico – i mal difesi mastodonti del mare che fanno il commercio mondiale a queste latitudini.

Ultima in ordine cronologico a patire il dramma dell’arrembaggio e del sequestro è stata la nave “Beluga Nomination”. Verena Beckhausen, portavoce del Beluga Group, compagnia di trasporto merci marino con sede a Brema, ha confermato che martedì 1 febbraio, la nave da carico “Beluga Nomination”, 132 metri di lunghezza, è stata attaccata dai pirati somali. L’arrembaggio si è svolto a 800 miglia marine a nord delle Seychelles. I dodici membri dell’equipaggio si trovano attualmente in grave pericolo. Ogni contatto è stato interrotto.

Il dramma è stato reso più acuto dalle circostanze in cui il sequestro si è prodotto. Sabato, al momento dell’attacco, l’equipaggio (composto da un polacco, due ucraini, due russi e sette filippini) era riuscito a ripararsi in una speciale camera di sicurezza appositamente concepita per questo genere di situazioni. Tuttavia, malgrado il segnale d’allarme, nessuna imbarcazione militare è venuta in soccorso alla nave di bandiera tedesca. Eppure l’operazione Atalanta, coordinata dall’Unione Europea dal 2008, comprende una forza marittima il cui scopo è proteggere le navi dagli attacchi dei pirati. Il dirigente di Beluga, Niels Stolberg, non ha risparmiato le critiche su questa mancanza: « Non riusciamo spiegarci come per due giorni – durante i quali l’equipaggio è stato nascosto nella camera di sicurezza – non sia stato offerto alcun soccorso. E’ possibile che non vi fosse nessuna unità a disposizione? » La compagnia di Stolberg è stata già in passato vittima di attacchi di pirateria. Nel 2008 un cargo della Beluga era stato riscattato superiore al milione dollari.

Nonostante gli sforzi dell’operazione Atalanta (senza considerare gli impegni unilaterali di paesi militarmente presenti come la Russia e l’India) i pirati somali continuano a prosperare nella loro fruttuosa occupazione. Se il numero di navi catturate è leggermente diminuito negli ultimi dodici mesi, è vero anche che lo spettro delle operazioni si è allargato geograficamente. Ancora questa mattina, 6 febbraio 2011, un’agenzia di stampa cinese ha confermato il sequestro di una nave cinese mentre si trovava al largo delle coste dello Yemen. All’ora attuale, secondo un rapporto dell’“International Maritime Bureau”, i pirati somali hanno nelle loro mani più di 30 imbarcazioni e quasi duecento marinai di varie nazionalità.

Mercoledì 3 febbraio, un equipaggio di quindici membri di una nave sudcoreana è tornato a casa dopo aver vissuto il calvario del sequestro. I marinai hanno raccontato di aver subito durante la settimana della loro prigionia incessanti vessazioni fisiche e perfino torture. Attaccati dai pirati il 15 gennaio, una settimana dopo i membri del gruppo erano liberati grazie all’intervento di un commando militare sudcoreano che uccideva otto pirati e ne catturava gli altri cinque. L’extrema ratio del caso sudcoreano mostra le difficoltà che hanno gli stati a prevenire un fenomeno criminale complesso e sfuggente come la pirateria. I problemi non esistono solo dal punto di vista del contrasto militare ma anche da quello dell’opposizione giuridica. La pirateria è un fenomeno per essenza sovranazionale (si svolge quasi sempre in acque internazionali) e richiede perciò una definizione giuridica concordata, attualmente inesistente. Esemplare, tra i diversi possibili, l’esempio di fregata olandese della missione Atalanta, che nel dicembre 2009 dopo aver tenuto prigionieri 13 pirati somali per due settimane, si è veduta costretta di rilasciarli. Nessun paese dell’Unione Europea si era infatti dichiarato disponibile a perseguirli legalmente.

Per contro, il recente caso tedesco potrebbe fare scuola. La Germania ha di fatti deciso di portare davanti al giudice ad Amburgo dieci somali accusati di aver attaccato una nave tedesca. L’ultimo processo del genere si era verificato nel1624. Allora i malcapitati predoni furono decapitati sulla banchina del porto della città.