Pirati, Somalia/ “Buccaneer”: due emissari dei pirati in viaggio verso la costa per trattare il rilascio di rimorchiatore e equipaggio

Pubblicato il 14 Aprile 2009 21:53 | Ultimo aggiornamento: 14 Aprile 2009 21:53

Due emissari dei pirati con il compito di agire da mediatori sono giunti a Bosaso per concordare con le autorità locali il rilascio del rimorchiatore italiano “Buccaneer”, sequestrato la vigilia di Pasqua mentre era in navigazione da Aden all’Africa.

Intanto è ormai chiaro che le azioni di forza non si addicono agli italiani e che tutto finirà, come in altre vicende internazionali di sequestri, col pagamento di un congruo riscatto. Le nostre massime autorità in materia hanno fatto circolare spiegazioni imbarazzate e imbarazzanti, che coprono, con spiegazioni che non fanno onore ai nostri di solito erici militari, le incertezze e inadeguatezze di guida politica.In primo luogo, spiegano le autorità, gli assaltatori del Comsubin, il “Comando subacquei-incursori” della Marina militare, hanno perso definitivamente il fattore sorpresa che in un’azione di forza per liberare degli ostaggi è decisivo.

C’è poi il fatto che due attacchi ai pirati in poche ore – per liberare il vascello francese e il capitano Phillips – hanno mandato un segnale di allarme a tutti gli altri banditi. “Adesso gli ostaggi del Buccaneer sono praticamente inavvicinabili, e un’azione per liberarli sarebbe ad altissimo rischio”.

La spiegazione è poco credibile: gli americani hanno fatto partire l’attacco dopo che per  giorni la scialuppa con i pirati era stata seguita a vista, nodo dopo nodo, dalle navi militari. Inoltre, da quelle frammentarie notizie che arrivano dalla Somalia, i pirati sono terrorizzati, perché sanno che un attacco militare massiccio dal cielo avrebbe dure conseguenze su di loro e sulle popolazioni con cui si mescolano.

Vero è che, in vista di una possibile azione militare, se diventasse inevitabile, da sabato la fregata italiana Maestrale, che sorveglia il Buccaneer, è stata sottratta al controllo della missione europea Atalanta, per essere riportata sotto il controllo dell’autorità politica nazionale, ovvero del governo e degli ammiragli che da Roma hanno il controllo tattico della missione.

Intanto i ministri degli Esteri e della Difesa hanno creato una “cellula di gestione” alla Farnesina, negli uffici dell’Unità di crisi. Franco Frattini e Ignazio La Russa sono stati delegati da Berlusconi a seguire il caso, con la Farnesina che in questa fase ha coinvolto anche il servizio segreto Aise (Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna) dell’ammiraglio Branciforte nel tentativo di verificare la possibilità di risolvere il sequestro salvando la vita dei marinai.

La situazione non è facile. Infatti forte è la possibilità che i pirati si allontanino dalla costa, addentrandosi nelle montagfne e tenendo prigioniero l’equipaggio del “Buccaneer” anche per mesi, come ha fatto lo scrso anno con una coppia di velisti tedeschi. In caso di attacco militare occidentale, i nostri uomini sarebbero degli eccellenti scudi umani.