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Pistorius. Un anno fa la tragica notte di San Valentino, ucciso la fidanzata

Oscar Pistorius

Oscar Pistorius

SUDAFRICA, PRETORIA – Un anno fa, in una tragica notte di San Valentino, l’olimpionico e campione paratleta sudafricano Oscar Pistorius uccideva a colpi di pistola nella sua villa alle porte di Pretoria in Sudafrica la sua fidanzata Reeva Steenkamp. Fra 18 giorni, il 3 marzo prossimo, l’ex star dello sport comparirà in aula, alla sbarra nell’attesissimo processo che lo vedrà imputato di omicidio premeditato: un’accusa che lui, in libertà vigilata, ha sempre dichiarato essergli estranea, in quanto sostiene di essere stato vittima di un tremendo errore.

Una tragedia che ha profondamente diviso l’opinione pubblica e che ora, con l’avvicinarsi del processo, cerca una sorta di catarsi collettiva, finisca come finisca, a cominciare dalla famiglia di Reeva. La madre della modella assassinata, June Steenkamp, al processo sarà presente: “Tutto ciò che vogliamo – fanno sapere i genitori, June e Barry – è voltare pagina”, sperando di chiarire una volta per tutte che la loro figlia non abbia sofferto quando è morta.

Dopo il processo, aggiungono i genitori Steenkamp, sarà creata una fondazione, a nome di Reeva, contro la violenza sulle donne. Un processo che potrebbe avere alcune lacune probatorie se non si risolverà in tempi brevi un contenzioso fra la polizia sudafricana e l’Fbi: l’agenzia investigativa Usa non intende infatti per ora imporre alla Apple che sia dato accesso ai messaggi da e per l’iPhone di Pistorius, del quale lui dice di non ricordare più il codice d’accesso.

Pistorius, battezzato dalla stampa “Blade Runner” ai tempi dei suoi trionfi sportivi per le protesi in carbonio che sostituiscono le gambe amputate nell’infanzia, rischia l’ergastolo. Fin dall’inizio ha ammesso di aver sparato ma di averlo fatto in preda al panico, per legittima difesa, credendo che dietro alla porta del bagno, trapassata dai colpi della sua pistola, ci fosse un ladro introdottosi in piena notte in casa sua, e non la ragazza che fino a quel momento aveva dormito con lui.

Questa la sua linea di difesa in un processo affidato al giudice monocratico – la legge sudafricana non prevede una giuria – che dovrà basare il suo verdetto su un’imputazione tenuta insieme, in assenza di testimoni diretti, da una fragile intelaiatura di indizi forensi (esami balistici, autopsia, traiettoria dei colpi, ecc.), di ricostruzione di telefonate e incerte testimonianze indirette dei vicini. La ricostruzione dell’accusa, che punta a dimostrare che Pistorius abbia ucciso la fidanzata a sangue freddo dopo un duro litigio, si basa su una semplice sequenza logica: “La vittima si era chiusa nel bagno adiacente la camera da letto.

L’imputato si è armato di una pistola da 9 mm e ha sparato quattro colpi attraverso la porta chiusa”, dice un passo dell’atto dell’accusa che in agosto lo ha formalmente incriminato. Questo perchè “se io prendo un’arma, vado fino al bagno e faccio fuoco” è di per sè un atto premeditato. In attesa del processo, l’ex atleta ha intanto regolato con un accordo un altro caso pendente, quello della blogger Cassidy Taylor-Memmory che l’accusava di averla ferita ad un piede sfondando una porta durante un violento diverbio nel 2009. Pistorius deve anche rispondere di possesso illegale di armi.

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