“Pronto, qui Francesco”: gay, mamme, giovani. Vere e finte telefonate del Papa

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 settembre 2013 17:16 | Ultimo aggiornamento: 6 settembre 2013 17:16
"Pronto, qui Francesco": gay, mamme, giovani. Vere e finte telefonate del Papa

“Pronto, qui Francesco”: gay, mamme, giovani. Vere e finte telefonate del Papa

ROMA – “Pronto, parla Francesco”: gay, mamme incinte, studenti. Vere e finte telefonate del Papa. La facilità di Papa Francesco a comunicare efficacemente con il suo popolo (basta guardare al successo planetario dei suoi tweet contro la guerra) giunge fino alla chiamata telefonica diretta all’esterrefatto fortunatissimo interlocutore. E’ accaduto così spesso che iniziano a proliferare anche false telefonate che il Vaticano è costretto a smentire. Proprio oggi si era diffusa la notizia, rilanciata da tutti i media, che Papa Bergoglio avesse telefonato personalmente a uno studente omosessuale francese.

Christopher Trutino, 25 anni, ha raccontato a Le Figaro di aver avuto un lungo colloquio con il Pontefice. “La tua omosessualità non è una cosa grave”, lo avrebbe incoraggiato Papa Francesco. La Santa Sede prima non ha voluto commentare, poi ha smentito adducendo la semplice ragione che Bergoglio non parla francese. L’invenzione della telefonata potrebbe essere conseguente alle parole di Francesco che, a proposito della questione omosessuale, avevano fatto il giro del mondo stupendolo: “Chi sono io per giudicare un gay?

Ma il Papa che alza il telefono per rispondere direttamente alle sollecitazioni dei suoi fedeli resta un fatto che ha ancora del clamoroso (almeno finché non diventerà una consuetudine). Per ora l’elenco dei destinatari inizia a essere voluminoso: studenti, mamme incinte, donne stuprate, persone colpite da lutti gravissimi. E poi la disinvoltura con cui Francesco, abbandonando il rigido protocollo, sin dai primi giorni del suo insediamento ha contattato, saltando la mediazione di maggiordomi e addetti pontifcii, il suo giornalaio di fiducia a Buenos Aires (“non portarmi più Il Clarin perché mi  sono trasferito”), il calzolaio del Vaticano (“non voglio le scarpette rosse), un’amica da ringraziare per il regalo di un libro.

La prima delle telefonate che non ti aspetteresti mai fu ricevuta da un quarantenne di Pesaro, costretto sulla sedia a rotelle e distrutto dall’assurda morte del fratello ucciso durante una rapina: al “Ciao Michele, sono Papa Francesco”, Michele Ferri aveva pensato a uno scherzo. Poi è stata la volta di Stefano Cabizza, studente di ingegneria a Padova: aveva consegnato a Castel Gandolfo una lettera al Santo Padre e qualche giorno dopo ha ricevuto da Papa Bergoglio una telefonata direttamente a casa.

Due donne hanno ricevuto solidarietà dalla viva voce del Papa. Anna Romano lo scorso giugno aveva scoperto di essere incinta, il padre del bambino era già sposato con prole, così l’aveva consigliata di abortire prima di dileguarsi: Anna decide di tenere il figlio e scrive una lettera al Papa, che pochi giorni dopo la richiama al telefono. Per Alejandra Pereira, vittima di uno stupro da parte di un poliziotto argentino, l’incoraggiamento più grande è arrivato proprio dal Pontefice sempre al telefono che da lei aveva ricevuto una mail: “Non sei sola, battezzerò tuo figlio”.