Psicosi Ebola a Dallas, un altro caso sospetto e 5 studenti in isolamento

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 ottobre 2014 9:55 | Ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2014 9:55
Psicosi Ebola a Dallas, un altro caso sospetto e 5 studenti in isolamento

Psicosi Ebola a Dallas, un altro caso sospetto e 5 studenti in isolamento

DALLAS – Dopo il primo caso di Ebola è psicosi a Dallas, in Texas. Un altro caso sospetto è stato registrato e si tratterebbe di un parente del primo malato, che era stato mandato a casa dai medici dopo la prima visita. Inoltre 5 studenti sono in isolamento e sotto osservazione.

“Attenzione massima e precauzioni adottate”, annuncia il Center of Disease Control degli Stati Uniti che lancia l’allerta, scrive Federico Rampini su Repubblica. Specialmente dopo che i medici avevano mandato a casa il “paziente zero”, Thomas Eric Duncan,  tornato a Dallas dalla Liberia il 20 settembre, di cui i medici non avevano riconosciuto i sintomi:

“Ma un errore è già stato commesso 11 giorni fa, e potrebbe avere conseguenze gravi. Quando un passeggero in arrivo dalla Liberia atterra a Dallas il 20 settembre, e quattro giorni dopo si sente male, va a farsi visitare al Texas Health Presbyterian Hospital. I medici non riconoscono i sintomi del terribile virus che ha fatto più di tremila morti in Africa. Non hanno neppure dei sospetti, lo rimandano a casa.

Dal 24 al 28 settembre, già malato di Ebola nella fase acuta in cui il contagio è ormai possibile, quel paziente fa una vita normale, in mezzo agli altri, ha molteplici contatti: dai 12 ai 18 tra familiari e amici, compresi dei bambini. Solo il 28 settembre torna all’ospedale e stavolta viene ricoverato d’urgenza, confinato in una camera di isolamento massimo”.

Rick Perry, governatore del Texas, ha annunciato:

“«Ci sono cinque ragazzi, alunni di scuole dell’area di Dallas, che hanno avuto contatti con il malato di Ebola. So che i genitori sono molto preoccupati»”.

Il Center of Disease Control (Cdc) ha poi confermato:

“«Li abbiamo tutti sotto osservazione, isolati a domicilio».”

E un altro caso è altamente sospetto, spiega Zachary Thompson che dirige la Dallas County Health Services:

“«È un parente del primo malato, potrebbe essere il secondo malato di Ebola diagnosticato qui, lo stiamo seguendo da vicino»”.

Intanto a Dallas è scoppiata la psicosi per Ebola, ma

“il contagio — sottolineano — diventa possibile solo una volta che i sintomi di Ebola sono manifesti; non c’è rischio di contagio se il portatore è sano o il virus è “dormiente” nel senso che non dà ancora luogo a sintomi. Dunque dopo avere isolati quei cinque ragazzi non è il caso di mettere in quarantena anche i loro compagni di banco”.

Ma a scatenare la paura è il fatto che il paziente zero sia stato colpito dalla malattia una volta tornato negli Stati Uniti:

“Si tratta del primo caso in cui la malattia si è manifestata dopo l’arrivo sul territorio degli Stati Uniti. Ben diverso dunque dai due medici e dalla missionaria, che furono contaminati in Africa, successivamente trasportati qui in condizioni di massima sicurezza per essere curati in patria. Il “paziente zero” è il primo in cui il virus viaggia a bordo di un volo passeggeri, tra una folla ignara. E poi viene a contatto con la popolazione americana. Il rischio è evidente. Duncan ha fatto anche uno scalo in Europa, a Bruxelles”.

La paura è molta per questo virus che ha un tasso di mortalità del 50% per le persone infette. Secondo il bilancio stilato dall’Organizzazione mondiale della sanità, Oms, su 7178 contaminati il virus ha già ucciso 3.338 persone:

“La stessa Oms ha lanciato un allarme: questa epidemia potrebbe contaminare ventimila persone in un solo mese. Un modello informatico elaborato in America dal Cdc arriva a prefigurare 1,7 milioni di morti da qui a gennaio, se l’epidemia non viene arrestata”.

E negli Stati Uniti sono già stati fatti i primi errori nel contenimento dell’epidemia:

“Come ogni paziente che entra in una struttura sanitaria americana, anche il primo contagiato da Ebola il 24 settembre al pronto soccorso di Dallas si è visto consegnare una pila di scartoffie da riempire. Formulari, domande di rito. Tra le quali c’era proprio la domanda giusta: hai viaggiato in Africa occidentale di recente? Il “paziente zero” ha risposto correttamente: sì. Ma quella rivelazione non è mai arrivata ai medici che lo hanno visitato per primi”.

Il paziente zero ha così potuto contagiare dalle 12 alle 18 persone e la psicosi è arrivata anche a Wall Street:

“Calano i titoli delle compagnie aeree. Si teme un bis della Sars cinese, che nel 2003 svuotò gli aeroporti e paralizzò i viaggi”.