Mosca, le Pussy Riot a processo si scusano per le preghiere punk

Pubblicato il 30 luglio 2012 15:52 | Ultimo aggiornamento: 30 luglio 2012 15:57
Le Pussy Riot a processo

Le Pussy Riot a processo (Foto LaPresse)

MOSCA – E’ iniziata tra la folla la prima udienza al tribunale  Khamonichevksi di Mosca per le Pussy Riot, le tre cantanti punk in carcere per una “preghiera anti-Putin” nella chiesa di Cristo Salvatore.

“Oh, Madonna, liberaci da Putin”, avevano cantato le tre dissidenti in musica sul sagrato della cattedrale della Russia ortodossa lo scorso 21 febbraio. Nadezhda Tolokonnikova, Marija Alekhina ed Ekaterina Samutsevic rischiano fino a sette anni di carcere.

Le imputate sono apparse in una gabbia di vetro nella stessa aula in cui è stato condannato per la seconda volta l’ex proprietario di Yukos Mikhail Khodorkovsy, spedito in prigione da una sentenza non proprio limpida.

Le tre cantanti sono accusate di vandalismo aggravato dall’istigazione all’odio religioso. Durante l’udienza si sono però scusate dell’accaduto, ma hanno rifiutato l’accusa di “teppismo”.

“È stato un errore dal punto di vista etico quello di portare il genere ‘preghiera punk’ in un tempio religioso, ma non pensavamo fosse offensivo” hanno scritto le tre ragazze in un messaggio letto in tribunale.

Per la loro liberazione si sono mobilitati Sting e i Red Hot Chili Peppers, oltre ai difensori dei diritti umani e molti intellettuali anche internazionali come Salman Rushdie. Contro le tre donne ci sono invece i vertici politici e religiosi.

Il 20 luglio il tribunale di Mosca ha ordinato la proroga della detenzione delle Pussy Riot per altri sei mesi, fino al 12 gennaio 2013.

 

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