Pussy Riot, Nadja ricoverata: primo effetto dello sciopero della fame

di Maria Elena Perrero
Pubblicato il 27 settembre 2013 20:42 | Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2013 20:56
Pussy Riot, Nadja ricoverata: primo effetto dello sciopero della fame

Nadja Tolokonnikova (Foto Lapresse)

MOSCA – Nadja Tolokkonikova è ricoverata in ospedale “in gravi condizioni”. E’ il primo, bisognerà vedere se unico, effetto dello sciopero della fame che la Pussy Riot ha iniziato lunedì scorso, 23 settembre, dopo una lunga e dettagliata lettera al Guardian in cui descriveva le condizioni delle detenute nella Colonia Penale numero 14. Giornate di lavoro che durano 17 ore, passate chine a cucire le divise della polizia. E se ti pungi con l’ago, problemi tuoi.

Certo, si muore nelle prigioni italiane, figurarsi quello che può capitare negli ex gulag della Mordovia, Repubblica autonoma russa non proprio accogliente, dove la temperatura può scendere anche oltre i 20 gradi sotto zero. Ma rispetto al resto della Russia non ci si può lamentare.

Ora l’inverno sta per arrivare anche lì. Nadja e Marja Aliokhina, le uniche due Pussy Riot ancora in carcere, usciranno solo nel marzo del 2014. L’altra “performer” del gruppo, Ekaterina Samutsevich, è tornata libera dopo il processo in Appello. Tutte e tre erano finite dentro per la loro “preghiera punk” nella cattedrale di Cristo Salvatore: un po’ come se tre ragazze con il volto coperto da passamontagna colorati si mettessero a pregare la Madonna contro Enrico Letta sull’altare del Duomo.

E per questo, in Russia, si finisce in carcere per due anni. Soprattutto se il tuo gruppo si chiama “Rivolta della fica” e se in passato una di voi, in questo caso proprio Nadja, è stata fotografata durante una performance sessuale di gruppo dentro ad un museo. Ma allora il presidente della Russia era Dmitri Medvedev. 

Quattro anni dopo, presidente Vladimir Putin, è stata la “preghiera” a far finire Nadja, Katja e Marja in carcere. A Nadja, 23 anni e madre di una bimba di 5, è toccato quello peggiore, se ci può essere un peggiore nel peggio. Nadjejda, come la chiamano affettuosamente tutti i supporter sbocciati ovunque dopo la condanna, ha potuto scrivere e denunciare. Ha iniziato lo sciopero della fame. Ora è in ospedale. C’è solo da sperare che non muoia anche lei, come le altre detenuto morte nel silenzio perché meno famose.