Raduni piazza fanno morti. Quanti? In Usa dicono 600mila uguale 1100

di Riccardo Galli
Pubblicato il 8 Giugno 2020 12:53 | Ultimo aggiornamento: 8 Giugno 2020 12:53
Manifestazioni e Raduni piazza fanno morti. Quanti? In Usa dicono 600mila uguale 1100

Raduni piazza fanno morti. Quanti? In Usa dicono 600mila uguale 1100 (Nella foto Ansa, la manifestazione per George Floyd a Roma)

ROMA – Manifestazioni di piazza e raduni sono un diritto, ma in tempo di coronavirus anche una condanna.

Abbiamo imparato a sapere che più gente c’è, più c’è rischio di diffusione del contagio. Senza distinzione per le ragioni di chi scende in piazza.

Più manifestazioni significa quindi più morti, difficile dire quanti ma, negli Usa, dove i contagi e le proteste di piazza sono al loro acme, hanno provato a contarli. E sono migliaia.

Negli Stati Uniti si contano, all’8 giugno, poco meno di 2 milioni di contagiati e oltre 110mila morti. E sempre negli Usa, da 2 settimane, ogni giorni migliaia di persone scendono in strada per protestare per l’omicidio di George Floyd, l’afroamericano ucciso dalla polizia di Minneapolis.

Quanto fossero potenzialmente pericolosi i raduni e le manifestazioni ce lo siamo chiesti tutti, anche noi dopo il 2 giugno e la sfilata del centrodestra come dopo le uscite dei gilet arancioni e delle sardine. Ma è facilmente intuibile perché sia oltreoceano che qualcuno ha pensato di tradurre le preoccupazioni in stime.

Lo ha fatto Trevor Bedford, virologo del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle. Lo studioso è partito facendo una stima di quante persone stiano scendendo in piazza quotidianamente da New York a Los Angeles e ha ipotizzato che siano 600mila. “Con una prevalenza della popolazione dello 0,5%, ciò implicherebbe 3.000 individui infetti che partecipano quotidianamente alle proteste”, scrive.

Stimando un tasso di contagio negli Usa pari Ro=1 (per difetto) calcola quindi 3.000 infezioni al giorno a seguito delle proteste, contagi che genererebbero poi altri contagi. “Se poi – aggiunge lo studioso – consideriamo che alcune catene di trasmissione arrivano al terzo passaggio e più, le 3.000 infezioni scatenate dalle proteste ogni giorno, alla fine porteranno a circa 54mila infezioni in più e 270-540 eventuali decessi. E con 6.000 infezioni al giorno ci aspetteremmo 108mila contagi secondari e 540-1.080 morti in più. La mia ipotesi migliore è che ogni giorno di proteste che coinvolgono 600mila persone comporteranno tra i 200 e i 1.100 decessi in più”.

Un calcolo che chiaramente prescinde dalle ragioni delle proteste perché, a fare la differenza, è la quantità di persone in uno spazio relativamente ristretto e non i loro slogan. Certo, è teoricamente possibile manifestare in sicurezza, rimanendo distanziati e indossando le mascherine. Ma lo è teoricamente. Non succede nelle piazze italiane dove si sono visti più selfie che mascherine e non può succedere, a maggior ragione, negli scontri – fisici – che si registrano negli Usa. Senza tenere conto poi che, nel caso americano, l’utilizzo dei lacrimogeni non fa che peggiorare le cose, essendo questi causa, come si evince dal nome, di lacrime e sternuti, veicolo dell’infezione.