Il re della Thailandia “perdona” la concubina caduta in disgrazia perché si credeva regina

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Settembre 2020 12:04 | Ultimo aggiornamento: 3 Settembre 2020 12:04
Il re della Thailandia riabilita la concubina Sineenat

Il re della Thailandia e Sineenat, la concubina riabilitata (Ansa)

Bentornata mia concubina: il sovrano thailandese Vajiralongkorn ha reintegrato la 35enne Sineenat Wongvajirapakdi nel ruolo di consorte reale.

Un titolo che la donna aveva ottenuto nel luglio dell’anno scorso, ma che pochi mesi dopo il re della Thailandia le aveva confiscato. Perché accusata di ‘ambire al ruolo di Regina’.

Sineenat, da infermiera a consorte reale

Lo riporta la Bbc citando la Gazzetta Reale thailandese. La donna, un’ex infermiera dell’Esercito poi divenuta Maggiore generale delle guardie reali, era stata spogliata del suo titolo ufficiale di Nobile consorte reale lo scorso ottobre.

Il re l’aveva accusata di “comportamento scorretto e slealtà” nei suoi confronti e di avere cercato di elevarsi “allo stato di Regina”.

Un re piuttosto “stravagante”, come riferisce Repubblica dando conto di un clima surriscaldato politicamente in Thailandia.

Inedite contestazioni studentesche chiedono lo scioglimento del Parlamento e di riscrivere la Costituzione e di limitare i poteri eccessivi della monarchia.

Specie in un periodo di grave crisi economica legata soprattutto alla pandemia che pregiudica gli affari di un Paese a vocazione turistica.

I social network thailandesi sopravvissuti alla censura hanno ripreso l’evento del perdono della favorita caduta in disgrazia.

Le stravaganze del re della Thailandia che vive in Germania

Le stravaganze del 68enne sovrano, che da tempo vive in Germania, irritano i sudditi in patria che lo contestano sempre più apertamente.

Sineenat era diventata la prima donna a ricevere questa onorificenza da quasi un secolo a questa parte. E solo pochi mesi dopo che il re aveva sposato la sua quarta moglie, la regina Suthida.

La monarchia thailandese, come è noto, è protetta tra l’altro da una legge reale che prevede 15 anni di carcere per ogni capo d’accusa di lesa maestà nei confronti del re, della regina e del loro erede. (fonti Repubblica e Ansa)