“Regeni sequestrato da noi. Pensavamo fosse una spia inglese”, le parole di un agente egiziano

di Giuseppina Leone
Pubblicato il 5 maggio 2019 16:08 | Ultimo aggiornamento: 17 maggio 2019 10:18
"Regeni sequestrato da noi. Pensavamo fosse una spia inglese", le parole di un agente egiziano

“Regeni sequestrato da noi. Pensavamo fosse una spia inglese”, le parole di un agente egiziano (Foto Ansa)

ROMA – “Regeni lo abbiamo sequestrato noi. Credevamo fosse una spia inglese”. Spunta un supertestimone nell’inchiesta sul sequestro e l’omicidio di Giulio Regeni, il ricercatore sparito il 25 gennaio 2016 al Cairo e trovato morto pochi giorni dopo. Uno dei cinque funzionari della National security egiziana, il servizio segreto civile di Al Sisi, già sospettati del sequestro del giovane – come raccontano Il Corriere della Sera e La Repubblica – seduto al tavolo di un pranzo, avrebbe parlato del “ragazzo italiano”, dei pedinamenti, delle intercettazioni telefoniche, fino al sequestro di Giulio. L’uomo non si sarebbe accorto di essere ascoltato da un testimone occasionale che ha compreso ciò che veniva detto perché conosce la lingua araba. Le dichiarazioni di quest’ultimo sono state acquisite nelle scorse settimane dal Pm Sergio Colaiocco.

Durante la conversazione a pranzo, l’ufficiale della security egiziana avrebbe confidato: “Regeni lo abbiamo sequestrato noi. Credevamo fosse una spia inglese, lo abbiamo preso, io l’ho caricato in macchina e lo abbiamo picchiato. Io stesso l’ho colpito più volte al volto”. Il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e il sostituto Colaiocco – a quanto scrivono i due giornali – considerano la testimonianza attendibile e per questo nei giorni scorsi hanno inoltrato una nuova rogatoria al Cairo. E’ l’atto di cui ha parlato nelle ultime re il premier Giuseppe Conte, rivelando di aver avuto un lungo colloquio telefonico con il presidente egiziano Al Sisi.

Per gli inquirenti italiani ci sarebbero quindi indizi sufficienti a ipotizzare il coinvolgimento del generale Sabir Tareq, del colonnello Uhsam Helmy del maggiore Magdi Ibrahim Albdelal Sharif, dell’assistente Mahmoud Najem e del colonnello Ather Kamal. Finora ci si era basati essenzialmente sui tabulati telefonici e le testimonianze raccolte in Egitto. Ora si aggiunge questa prova testimoniale, sebbene de relato, che conferma e arricchisce il quadro probatorio costruito fino ad ora. (Fonte Ansa).