Robot killer progettati in Sud Corea. L’allarme di 50 ricercatori

di redazione Blitz
Pubblicato il 5 aprile 2018 15:07 | Ultimo aggiornamento: 5 aprile 2018 16:23
Robot killer progettati in Sud Corea. L'allarme di 50 ricercatori

Robot killer progettati in Sud Corea. L’allarme di 50 ricercatori

SEUL – Robot killer progettati dalle migliori menti sudcoreane in partnership con il primo produttore di armi del paese.

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A lanciare l’allarme è un gruppo di 50 ricercatori internazionali, esperti di 30 diversi Paesi, che hanno annunciato di voler boicottare il Kaist (Korea Advanced Institute of Science and Technology), una delle più prestigiose università della Sud Corea, “rea” di aver dato vita ad uno spaventoso progetto che punta a sviluppare armi autonome che potrebbero diventare veri e propri “strumenti del terrore”. Partner industriale della terrificante impresa è tra l’altro Hanwa Systems, tra i più grandi produttori di armi del Paese.

In una lettera aperta i 50 ricercatori minacciano di non voler partecipare più ad alcuna attività accademica del Kaist e denunciano i rischi di quella che a loro avviso sarebbe la “terza rivoluzione” nella tecnologia militare. L’obiettivo è quello di impiegare l’intelligenza artificiale per la realizzazione di nuove attrezzature militari autonome. Ma il rischio, scrivono gli scienziati, è di “aprire il vaso di Pandora”. Quelle che verrebbero sviluppate sono armi che “permetterebbero di combattere ad una velocità e su una scala che non ha precedenti” e potrebbero essere utilizzate “da despoti e terroristi contro i civili, eliminando ogni barriera etica”.

L’intelligenza artificiale, è l’argomentazione inoppugnabile dei ricercatori,  dovrebbe “migliorare la vita umana, invece di distruggerla”. Tra le firme figurano nomi eccellenti nel campo dell’Intelligenza Artificiale: il britannico Geoffrey Hinton, il canadese Yoshua Bengio o il tedesco Jurgen Schmidhuber. L’università ha risposto che il progetto “non comprende ricerche su armi autonome incontrollabili” che coinvolgano “violazioni di etica o di dignità umana”. Dal canto suo l’azienda, che produce ancora bombe a grappolo vietate in 120 Paesi, ha fatto sapere che l’obiettivo “non è sviluppare nuove armi killer”, ma “controllare in remoto le tecnologie volte a ridurre le perdite”.

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