Russia: leggenda eroi Armata Rossa inventata da Stalin. I 28 Panfilovtsky

Pubblicato il 23 luglio 2015 11:54 | Ultimo aggiornamento: 23 luglio 2015 12:09
Russia: leggenda eroi Armata Rossa era "pura fantasia". I 28 Panfilovtsky

Russia: leggenda eroi Armata Rossa era “pura fantasia”. I 28 Panfilovtsky

ROMA – Monumenti, poesie, libri, capitoli nei manuali di storia e, a breve, un film: i Panfilovtsky, i 28 leggendari eroi entrati nell’immaginario collettivo russo per essere morti nell’impresa di fermare 18 panzer tedeschi ormai alle porte di Mosca, sono frutto di “pura fantasia”. Molti storici liberali ed esperti ne erano convinti da tempo ma ora l’archivio statale russo ha messo il suo timbro ufficiale su un episodio che ha alimentato per oltre 70 anni il patriottismo russo. Nei giorni scorsi ha infatti pubblicato un documento segreto dell’epoca staliniana che fa crollare uno dei miti dell’Armata Rossa.

Non senza mettere in imbarazzo il ministro della cultura Vladimir Medinski, che aveva appena dato il suo plauso al film di prossima uscita su questi ormai ‘falsi’ eroi della storia sovietica. Tutto comincia nel novembre del 1941, quando la Wehrmacht arriva a circa 100 km da Mosca, occupando Dubosekovo. Vasili Koroteev, un reporter di guerra del giornale dell’Armata Rossa, Krasnaia Zvezda, raccoglie al fronte le parole del comandante della 8/A divisione delle guardie del generale Panfilov, secondo cui il 16 novembre un gruppo di soldati aveva fronteggiato sino alla morte 54 tank tedeschi.

Il giornalista ci mette del suo per “tirare su il morale dell’esercito”, inventandosi che 28 soldati avevano ucciso 800 nazisti e distrutto 19 carri armati con molotov e poche armi anti carro: l’articolo crea una leggenda, poi alimentata da poesie e racconti letterari. Nel 1942 i Panfilovtski diventano eroi dell’Unione sovietica e poi entrano nei manuali di storia. Ma già sotto Stalin si scoprì la verità. Nel 1948 il procuratore capo militare sovietico Nikolai Afanasiev stabilisce che l’evento “non avvenne” e che fu”pura fantasia”

E accerta anche che almeno due dei Panfilov erano ancora vivi. Gli esiti furono paradossali. Il primo, Danil Kuzhubergenov, fu costretto a firmare una confessione dove sosteneva di non essere mai stato nell’area della battaglia: il suo nome fu sostituito con quello di un altro e fu condannato per simulazione e codardia come traditore della patria. Il secondo, Ivan Dobrobabin, tornò alla sua città natale in Kirghizistan nel 1944 e trovò un monumento che lo commemorava come eroe di guerra caduto: quando reclamò la sua identità come uno dei leggendari Panfilov viventi fu arrestato per tradimento e mandato in un gulag per 15 anni.

La verità però rimase top secret e si continuò ad accreditare la versione di guerra, lasciando che fossero eretti monumenti, come quello con cinque statue alte 12 metri vicino al luogo dello scontro, nella regione di Mosca, o creati parchi in loro onore, come ad Almaty, in Kazakhstan. Persino l’inno municipale di Mosca fa riferimento ai “28 figli coraggiosi”. Durante la perestroika la verità cominciò a trapelare, dopo la declassificazione di alcuni documenti, ma il grande pubblico sa ancora poco o nulla.

Tanto che in autunno e’ prevista l’uscita del film ‘I 28 Panfilovtsy‘, una pellicola che intende glorificare le loro gesta. Il produttore, Andrei Shaliopa, ha denunciato la pubblicazione dell’ archivio di stato come un tentativo di minare “il potenziale morale” della nazione. “E’ qualcosa che fa parte della nostra autocoscienza nazionale. Sono semplici esempi che ci aiutano ad allevare le nuove generazioni”, ha aggiunto. “Tentare di sfatare le istanze dell’eroismo nazionale può essere fatto solo per indebolire la fondamenta morali del popolo”, ha proseguito. Il ministro della cultura, Vladimir Medinski, aveva apprezzato il progetto del film come “molto simbolico”, sostenendo che”riflette una società sana, dove la gente è pronta a spendere il suo tempo e i suoi soldi su alcune cose giuste”.

(Claudio Salvalaggio, Ansa).