Russia. Putin concede manifestazioni a Sochi, ma limitate e sorvegliate

Pubblicato il 5 gennaio 2014 11:27 | Ultimo aggiornamento: 5 gennaio 2014 11:27
Vladimir Putin

Vladimir Putin

RUSSIA, MOSCA – Vladimir Putin fa un’altra concessione all’opposizione per cercare di salvare l’immagine della Russia durante le Olimpiadi invernali. Dopo aver graziato Khodorkovsky e le Pussy Riot, il presidente ha revocato il divieto di tenere manifestazioni di protesta a Sochi durante i Giochi. Putin ha cambiato idea su pressione del Comitato Olimpico Internazionale, che chiedeva libertà di manifestare, ma ha messo limiti molto stretti: gli oppositori potranno tenere iniziative pubbliche solo in un’area apposita della città, individuata dalle autorità, e previo accordo con il Comune, la polizia e i servizi segreti Fsb.

Le autorità potranno anche limitare il numero dei partecipanti alle manifestazioni. Si tratta di limitazioni abituali nelle città russe, dove gli oppositori vengono sistematicamente spediti a manifestare lontano dal centro e in numero ridotto. Ad agosto tuttavia Putin aveva deciso che neppure questo sarebbe stato possibile a Sochi. Dal 7 gennaio al 21 marzo, nella città sul Mar Nero sarebbe stato impossibile tenere manifestazioni diverse da quelle olimpiche. Motivi di sicurezza, era stato spiegato. Sochi è a 200 km dalle regioni del Caucaso piagate dal terrorismo islamico, il Daghestan e la Kabardino-Balkaria. Per il Comitato Olimpico tuttavia, il divieto di qualsiasi manifestazione di protesta avrebbe gettato una cattiva immagine sui Giochi.

A dicembre il presidente del Cio, Thomas Bach, aveva annunciato di aver ottenuto dalle autorità russe che durante le Olimpiadi fosse concessa una zona speciale per le manifestazioni. Putin ha firmato un decreto che modifica quello di agosto e permette proteste limitate. Inoltre, secondo il suo portavoce, ha ordinato alle autorità locali di individuare un’area in città per i manifestanti. Ancora una volta, il capo del Cremlino ha fatto una concessione all’opposizione per evitare danni di immagine ai Giochi. E il Cio ha subito espresso la sua soddisfazione in un comunicato. Putin si trova nella città sul Mar Nero per controllare di persona i preparativi. Ha poi sciato sulle piste insieme al premier Medvedev, ed ha assistito alla prova super-segreta della cerimonia di apertura.

Nel mezzo, ha trovato il tempo di giocare a hockey in squadra con il presidente della Bielorussia Lukashenko e il ministro della Difesa russo, sfidando in un’amichevole una formazione di vecchie glorie. Per la cronaca, ha vinto la squadra dei capi di Stato. Il terrorismo islamico del Caucaso rimane la minaccia peggiore per le Olimpiadi invernali, che si terranno dal 7 al 23 febbraio, con la coda dei Giochi paralimpici, dal 7 al 16 marzo.

“Vogliono organizzare i Giochi Olimpici sulle ossa dei nostri antenati, di numerosi musulmani morti e sepolti nelle nostre terre sul Mar Nero, e come mujaheddin siamo obbligati a non permetterlo”, ha minacciato in un video l’emiro ceceno Doku Umarov, il bin Laden russo. I terroristi in realtà si sono tenuti lontani finora dalla supercontrollata Sochi, preferendo fare strage nella relativamente vicina Volgograd. Ma un attentato durante i Giochi, per loro sarebbe un successo clamoroso. Putin lo sa, e per questo vigila.