Russia. Putin vieta le parolacce al cinema, al teatro, nella musica

Pubblicato il 7 Maggio 2014 12:55 | Ultimo aggiornamento: 7 Maggio 2014 12:55
Vladimir Putin

Vladimir Putin

RUSSIA, MOSCA- Niente parolacce nella Russia neo conservatrice di Putin: nel suo Stato sempre piu’ ”etico”, il leader del Cremlino ha deciso di ‘purgare’ anche il linguaggio delle arti, dal cinema al teatro, dai concerti ai programmi di intrattenimento radio-tv. Nel bel mezzo delle violenze belliche della crisi ucraina, il presidente russo ha trovato il tempo per promulgare una legge che vieta le violenze verbali: per i trasgressori sono previste multe sino a 2500 rubli (50 euro), in caso di privati, e sino a 50 mila rubli, se si tratta di persone giuridiche (mille euro).

I cd-dvd e qualsiasi pubblicazione dovranno essere venduti sigillati con l’avvertenza ”contiene parolacce”, se ne contengono: gli esercenti rischiano il ritiro della licenza. Una misura analoga era gia’ stata approvata nell’aprile del 2013 per i mass media, ma non e’ chiaro se ora sara’ estesa anche agli utenti dei social network come Twitter e Facebook.

Critico il mondo della cultura, che teme l’arbitrio della censura e la violazione della legge sulla proprieta’ intellettuale, secondo cui le opere degli autori non possono essere modificate. Un bel problema per i direttori dei teatri, che dovranno decidere come affrontare la sfida, ignorando la legge o adattando i testi: sara’ difficile mettere in scena una piece come BerlusPutin, tratta da un’opera di Dario Fo, che satireggia la relazione tra i due leader con protagonista un ibrido della coppia e un linguaggio poco “ortodosso”.

Sara’ uno slalom anche per i produttori di film o per i cantanti. Un duro colpo per i russi, abituati ad usare nei loro discorsi, oltre alle bestemmie, moltissime parolacce, quasi tutte legate agli organi genitali maschile e femminile. Tra gli ispiratori della nuova legge il regista e deputato Stanislav Govorukhin, ex capo dello staff elettorale di Putin nelle presidenziali del 2012. Il bando rievoca il conservatorismo del periodo sovietico, quando il Pcus chiedeva agli artisti e agli scrittori di evitare le decadenti mode occidentali e di aderire ai valori tradizionali.

Eppure le parolacce, le imprecazioni sono una componente vitale dell’arte russa, da un classico come Pushkin ad un contemporaneo post modernista come Vladimir Sorokin. Per non parlare del romanziere-agitatore politico Eduard Limonov. A stabilire se certe parole sono da considerarsi parolacce o meno sara’ una commissione di esperti indipendenti: certo, non sara’ facile, considerando che per uno come Charles Bukowski anche ”l’amore e’ una parolaccia”. In ogni caso gli artisti russi hanno ancora due mesi di tempo per sfogarsi: la legge entrera’ in vigore dal primo luglio.