Russiagate, in carcere Paul Manafort, ex manager della campagna elettorale di Trump

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 giugno 2018 0:16 | Ultimo aggiornamento: 16 giugno 2018 0:48
Paul Manafort, ex manager campagna Trump in carcere per Russiagate

Russiagate, in carcere Paul Manafort, ex manager della campagna elettorale di Trump

WASHINGTON  – L’ex manager della campagna elettorale di Donald Trump, Paul Manafort, è stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta del Russiagate. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] Manafort è accusato di aver contattato di aver tentato di inquinare le prove contattando testimoni, attraverso comunicazioni criptate. Intanto Trump continua a puntare il dito contro l’Fbi, accusandola di essere “faziosa” e “di parte” nel gestire l’inchiesta relativa alle mail di Hillary Clinton.

Il 15 giugno è arrivata la svolta: un giudice federale ha disposto il carcere per Manafort, figura centrale e primo a finire in carcere per l’inchiesta, come scrive il Los Angeles Times. L’ex manager della campagna di Trump era già agli arresti domiciliari, guardato a vista e con braccialetto elettronico. Ma ad aggravare la sua posizione c’erano le recenti, nuove incriminazioni per ostruzione alla giustizia avanzate da Mueller. Rimarrà in prigione fino all’inizio dei processi che lo riguardano. Uno, in Virginia, che inizierà a luglio e uno a Washington, con data d’inizio fissata per settembre.
“Molto ingiusto”, ha twittato Trump commentando la decisione.

“Non credevo che Manafort fosse il capo del crimine. E Comey, e la corrotta Hillary, e tutti gli altri?”, ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti. Poco prima ai giornalisti aveva detto di essere dispiaciuto per quanto stava accadendo a Manafort, specificando tuttavia che quest’ultimo “aveva lavorato con noi per un breve periodo soltanto”. Ai media il presidente si è rivolto (e con intervista e conferenza stampa a sorpresa) quindi per rimarcare il suo disaccordo con il rapporto del dipartimento di Giustizia sul ‘caso Hillary’. Documento che critica sì l’operato dell’allora direttore dell’Fbi, James Comey, giudicandolo “non ortodosso”, ma che non individua faziosità politica.

Trump non ci sta e se da una parte afferma che il documento lo esonera “totalmente”, dall’altra specifica: “Il risultato finale è sbagliato. C’era pregiudizio”. E ancora: per il tycoon anche l’inchiesta sul Russiagate guidato da Robert Mueller è “completamente screditata”. Da cui i dubbi espressi dal presidente sull’utilità di parlare con Mueller, in un possibile interrogatorio del presidente Usa, di cui si vocifera da tempo, al quale il presidente dice di non volersi sottrarre. Trump fa conoscere le sue riserve: “Vorrei parlare con Mueller”, ma l’inchiesta “mi sembra essere molto faziosa”.

La furia l’aveva scatenata già Giuliani nelle ore precedenti, chiedendo la sospensione del procuratore speciale Mueller dopo il rapporto del ministero della giustizia. L’ex sindaco di New York, adesso avvocato del presidente Trump, ha chiesto anche l’arresto di Peter Strzok, l’agente Fbi che scambiò con Lisa Page – anche lei funzionaria del Bureau, nonché sua amante – sms contro Trump.

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