Italia-India, scontro per i pescatori uccisi: fermati i due marò

Pubblicato il 19 Febbraio 2012 15:52 | Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio 2012 21:00

La petroliera Enrica Lexie (Foto Lapresse)

ROMA – Due pescatori indiani uccisi, due militari italiani ritenuti coinvolti nel caso e che per la legge indiana rischiano la pena di morte. Per la vicenda dei due marò si rischia la crisi diplomatica tra il nostro Paese e l’India. Le trattative tra la Farnesina e la diplomazia di Nuova Delhi sono andate male e la situazione è bloccata. Intanto sono in stato di fermo i due militari italiani della petroliera Enrica Lexie. Sono stati consegnati alle autorità indiane ma la diplomazia italiana esclude che i due, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, possano finire in carcere. ”Credo di poter escludere che i militari italiani possano finire in carcere in India”, ha detto una fonte vicina alla delegazione italiana a New Delhi. Un eventuale arresto, secondo la fonte, deve essere inteso come un metterli in uno stato di non libertà, ma non in cella.

Latorre e Girone sono stati interrogati dalla polizia alla presenza del console generale d’Italia a Mumbai Giampaolo Cutillo. Prestano servizio presso il reggimento San Marco, che ha sede nella caserma Carlotto di Brindisi. Secondo le ultime indicazioni riportate da fonti italiane vicine all’inchiesta, i due marò sono stati interrogati ”nel circolo ufficiali, dove sono stati condotti, e nella loro deposizione alle autorità locali hanno ribadito la loro estraneità ai fatti”. I due marò, in tuta mimetica e basco, con il distintivo tricolore al braccio, sono stati accompagnati a terra dal comandante della nave Umberto Vitelli, dal console Cutillo e dall’addetto militare in India, contrammiraglio Franco Favre. La polizia li ha interrogati ritenendoli responsabili dell’uccisione di due uomini del peschereccio ‘St.Antony’ in navigazione mercoledì pomeriggio nel Mar Arabico. Le vittime, che hanno ricevuto ieri l’estremo saluto della popolazione di Kollam in un clima di grande emozione e di richiesta di giustizia, si chiamavano Ajesh Binki, di 25 anni, e Gelastine, di 45. L’equipaggio in quella occasione rispose a quello che ritenne essere un attacco di pirati e quindi proseguì la sua rotta, salvo poi obbedire a una ingiunzione delle autorità indiane di entrare nel porto di Kochi, dove la nave è all’ancora. La polizia del Kerala ha rivelato che sulla chiglia del peschereccio vi sono ”almeno 16 fori di proiettile”.

“Rischiano fino alla pena di morte”. La polizia del Kerala sta indagando i due marò per l’ipotesi di omicidio sulla base dell’articolo 302 del Codice penale indiano, che prevede fino alla pena di morte. Lo ha detto l’ispettore generale della polizia Padma Kumar, del distretto di Ernakulam, dove i due militari si sono consegnati alle autorità indiane. L’inchiesta è stata poi trasferita al distretto di Kollam, quello dei due pescatori uccisi. Nel suo principio generale l’articolo recita che ”chiunque commetta un omicidio sarà punito con la morte o l’ergastolo e sarà anche passibile di multa”. Successivamente il codice precisa il contesto in cui il massimo della pena può essere applicato, e configura le attenuanti specifiche e generiche del caso che evitano la pena massima. Per quanto riguarda i due militari italiani, l’accusa della polizia deve essere completamente verificata e valutata da un giudice sulla base di prove inoppugnabili.

Incongruenze tra le versioni. La fonte italiana che segue il caso evidenzia le ”numerose incongruenze” della versione dei fatti sostenuta dalle autorità indiane, ribadendo la carenza di giurisdizione dell’India: il fatto sarebbe infatti avvenuto in acque internazionali, dove è piena la giurisdizione dello stato di bandiera della nave, cioè l’Italia; inoltre, i militari imbarcati sarebbero soggetti ad immunità giurisdizionale assoluta rispetto alle autorità straniere. Riguardo alle incongruenze, la più vistosa riguarda il numero di colpi sparati: gli italiani parlano di 20 colpi complessivi, in raffiche di avvertimento, nessuna delle quali ha centrato il natante; da parte indiana si sostiene invece che il motopesca sarebbe stato investito da 60 colpi. Se così fosse, però, sottolinea la fonte, l’imbarcazione avrebbe subito gravi danni e difficilmente avrebbe potuto raggiungere il porto, sia da 33 miglia (come sostengono gli italiani), sia da 22 (versione indiana).

Il giallo dell’autopsia e del peschereccio. Tra le altre ‘stranezze’ dell’inchiesta indiana, viene ancora sottolineato, c’è il riserbo mantenuto sia sui risultati dell’autopsia – che potrebbe risultare decisiva per capire se i pescatori sono stati colpiti dai proiettili usati dai militari italiani – sia sul peschereccio su cui si trovavano, di cui sono state mostrate solo poche immagini (dalle quali, comunque, i marò ritengono di poter escludere che fosse quello che ha tentato l’abbordaggio). Una delle ipotesi sostenute da parte italiana fin dal primo momento, e ribadita anche oggi, è quella che possa trattarsi di due eventi separati, cioè che l’uccisione dei due marittimi non abbia a che fare con il presunto attacco di pirati subito dalla petroliera italiana. A sostegno di questa tesi vi sarebbero non soltanto le numerose contraddizioni emerse tra i racconti delle due parti in causa – sui colpi sparati, sull’orario dell’episodio, sulla posizione, sul tipo di imbarcazione coinvolta – ma anche il fatto che l’International Maritime Bureau dell’Icc (la Camera di commercio internazionale), un organismo che si occupa di pirateria, ha segnalato in quello stesso mercoledì un altro attacco fallito ad una petroliera da parte di 20 pirati su due imbarcazioni a due miglia e mezzo dal porto indiano di Kochi (dove si trova attualmente la Enrica Lexie). L’ipotesi è che l’uccisione dei due possa essere avvenuta, in modo ancora non chiaro, in questo diverso contesto.

Monti informato, Severino: “Situazione non tranquillizzante”. Il primo ministro Mario Monti è stato informato della situazione. Il ministro della Giustizia, Paola Severino, ha detto: ”Certamente la situazione non è tranquillizzante”.