Scoperto il manoscritto cristiano più antico del mondo: è un papiro egizio del 230 d. C.

di Caterina Galloni
Pubblicato il 18 Luglio 2019 6:26 | Ultimo aggiornamento: 18 Luglio 2019 6:38
Un papiro egizio (foto d'archivio Ansa)

Un papiro egizio (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Scoperto il manoscritto cristiano più antico del mondo, un papiro egizio scritto da un cristiano nel 230 d.C. che a questo punto ribalta molte teorie e credenze sull’impero romano. Il prezioso documento è stato datato e tradotto da Sabine Huebner, professoressa di storia antica all’Università di Basilea.

Dal papiro si evince che non tutti i gruppi religiosi erano sottoposti a persecuzione e che talvolta potevano vivere in uno stato di relativa pace. La lettera è scritta da un uomo di nome Arriano e indirizzata al fratello Paulus e contiene anche rivelazioni sul quotidiano, parla dei centri sportivi locali, dei pettegolezzi politici e c’è la richiesta disperata di una salsa di fegato di pesce preferita.

Il manoscritto da oltre un secolo fa parte della collezione dell’Università di Basilea ed è classificato come “P.Bas. 2.43” ma per lungo tempo è rimasto un mistero. Scoperto nel villaggio di Theadelphia nell’Egitto centrale, fa parte dell’archivio di Heroninus, il più grande di papiri di epoca romana. La lettera è scritta in greco antico e gli esperti sostengono che differisca dalle altre conservate per la formula del saluto finale: nell’ultima riga, Arriano esprime il desiderio che il fratello prosperi “nel Signore”.

Usa dunque la forma abbreviata della frase cristiana “Ti chiedo di fare bene nel Signore”. “L’uso di questa abbreviazione, noto come ‘nomen sacrum’ in questo contesto, non lascia dubbi sulle credenze cristiane dell’autore della lettera”, ha commentato Huebner a cui si deve inoltre la recente identificazione di un altro papiro in possesso dell’ateneo svizzero come un testo del celebre medico dell’antichità Galeno. “È una formula esclusivamente cristiana con cui abbiamo familiarità attraverso i manoscritti del Nuovo Testamento”. La collezione dell’Università di Basilea contiene 65 papiri dell’era tolemaica e romana e della tarda antichità. La maggior parte della collezione è costituita da papiri documentari, che sono principalmente di interesse storico, sociale, culturale e religioso, poichè registrano la vita quotidiana della gente comune 2000 anni fa e la cui maggior parte non sono stati finora pubblicati.

Fonte: Daily Mail.